Smettiamola di preoccuparci del futuro: prepariamoci ad affrontarlo

imagesImmaginiamo per un attimo di tornare ai primi del Novecento e dire a un agricoltore dell’epoca che nel giro di un secolo le persone impiegate nell’agricoltura caleranno dal 40% al 2%. La reazione più plausibile che riceveremo sarebbe “e allora cosa faranno gli altri? Cosa mangeranno?”. Domande legittime, risposte semplici: faranno un lavoro che non è stato ancora inventato.

La nostra posizione in questo momento è esattamente analoga a quella dell’agricoltore della storia. Non siamo in condizioni di prevedere quali saranno i lavori non ancora inventati, in particolare in settori che ancora non esistono (come poteva essere l’informatica un secolo fa), ma abbiamo ugualmente paura che i posti di lavoro come li conosciamo oggi vengano persi. Continua a leggere

Lavori del futuro, abilità del futuro

F1-e1445502546871Entro il 2030, 375 milioni di lavoratori – circa il 14% della forza lavoro globale – perderanno la loro utilità per colpa dell’automazione.

Il dato arriva da un report di McKinsey, pubblicato ieri, che analizza lo spiazzamento che l’automazione provocherà nel prossimo futuro. Gli analisti stimano che una quota compresa tra 400 e 800 milioni di persone dovranno trovarsi una nuova occupazione, dal momento che le macchine penetreranno sempre di più nei settori industriali. Di questi, 375 milioni dovranno cambiare completamente lavoro. Continua a leggere

Uomini e robot: lavoro in bilico?

robot-poetryLa paura che i robot possano rubarci il lavoro si sta diffondendo di pari passo con il progresso tecnologico. Se da un lato l’automazione ha agevolato alcuni – molti – processi produttivi, è pur ver che il timore che l’uomo possa essere sostituito dalle macchine è una realtà almeno dagli anni ’60 del Novecento.

Ma effettivamente, di quali robot parliamo? Continua a leggere

L’inclusione che fa la differenza

Colorful  solidarity design treeInclusione. È una parola che utilizzo spesso perché esalta l’individuo e abbraccia la diversità. Almeno a parole, i fatti sono ben altra cosa.

Dando una rapida occhiata alle statistiche sull’occupazione, in Italia e non solo, appare chiaro come la realtà sia tutt’altro che semplice. Per quanto in trend lievemente calante, il tasso di disoccupazione in Italia si attesta, secondo l’ISTAT, al 11.3%, con due punti di scarto rispetto ai Paesi dell’Eurozona (al 9.3%) e tre punti e mezzo rispetto alla UE (al 7.8%). Quasi tre volte il dato degli Stati Uniti, al 4.3% e in calo rispetto all’anno precedente.

Eppure, per quanto la situazione sia lontana dall’essere ottimale, resta un cono d’ombra su una fascia di persone, che sembra essere costantemente esclusa dai cicli produttivi: i disabili. La disabilità, da leggera a grave, nell’UE riguarda una persona su sei, pari a circa 80 milioni di persone, che spesso non hanno la possibilità di prendere parte pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere comportamentali ed ambientali. Il tasso di povertà di queste persone, inoltre, è superiore del 70% alla media, in parte a causa dell’accesso limitato al mondo del lavoro. Continua a leggere

Coltivare le passioni per trasformarle in lavoro

Secondo il campione intervistato in occasione della rilevazione del VII Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, le Università non sono percepite come luoghi di divulgazione della Responsabilità Sociale di Impresa. Qual è l’impegno della LUISS in questo settore?

La CSR (Corporate Social Responsibility) è un aspetto ormai fondamentale per ogni azienda che punti a crescere in un mondo in continua e rapida evoluzione. Porre una maggiore attenzione sul valore di ciò che si crea, invece che pensare unicamente al prodotto come si faceva fino a qualche decennio fa, implica un cambiamento di rotta dell’intero sistema produttivo del Paese.

In questo senso, il contributo dell’Università è determinante. È tra queste aule – ma direi anche prima, tra le aule di scuola – che si forgia la cultura del valore dei nostri ragazzi. Apprendere alcune skills, le cosiddette soft skills, quando si è già inseriti nel mondo del lavoro significa arrivare già in ritardo. Continua a leggere

Innovare vale più della carriera. I giovani non hanno paura

6a00e54f8c25c98834017c317442ea970b-500wiPrendere decisioni con la propria testa è importante. Una decisione difficile, come quella di scegliere il percorso formativo giusto, nel posto migliore per sé, per le proprie ambizioni, per le proprie predisposizioni, andrebbe davvero presa con cognizione di causa. Ma esattamente di quale causa dovrebbero avere cognizione i nostri giovani, spesso accusati di inettitudine, mancanza di fiducia nei propri mezzi, coraggio?

Fortunatamente, malgrado la cortina fumogena eretta dalle molte analisi, i giovani oggi sono meno rassegnati di quanto si possa immaginare e con molta più voglia di fare. Non si possono certo definire una «gioventù bruciata» ma piuttosto una «gioventù incendiaria» desiderosa di appiccare il fuoco della trasformazione con le proprie mani e di governarlo con cuore e pancia. Continua a leggere

Il mondo del lavoro in lenta ripresa: opportunità o miraggio?

cercare-lavoro-a-natale-300x153Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’ISTAT sul mondo del lavoro in Italia, stiamo assistendo a un consolidamento, lento ma progressivo, degli occupati e ad una lieve diminuzione della disoccupazione, pur sempre alta se confrontata con quasi tutti i nostri vicini in Europa.

Nel primo trimestre 2016 prosegue per l’ottava volta, infatti, la crescita tendenziale del numero di occupati (+242 mila in un anno) e il tasso di occupazione delle persone nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni sale al 56.3%. L’aumento riguarda soltanto i dipendenti, quasi esclusivamente a tempo indeterminato. Continua a leggere