LUISS apre le porte al nuovo anno: al via la “freshers’ week”

Roma 1 ottobre 2009 Luiss Guido Carli Viale PolaDa lunedì 3 a lunedì 10 settembre si terrà in LUISS la Freshers’ Week, una settimana di eventi e attività per le matricole iscritte all’anno accademico 2018/2019.
L’occasione rappresenta per la comunità LUISS – studenti, docenti, staff e tutor – un momento per accogliere i nuovi iscritti al primo anno dei Corsi di Laurea Triennale e a Ciclo Unico e al primo anno dei Corsi di Laurea Magistrale e introdurli alla vita universitaria. Continua a leggere

Matematica, sostantivo femminile

pexels-photo-1068523Ultimamente mi capita più frequentemente che in passato di leggere di donne in posizioni di rilievo nei campi delle scienze, della matematica o della tecnologia. Ne sono orgoglioso, non solo in quanto Direttore Generale di una università, ma anche come persona.

La parità di genere – o meglio, di opportunità – nell’educazione è un successo per tutti. Eppure, la percentuale di donne impiegate o ricercatrici nei campi più tecnici, in particolare della matematica, è ancora tutt’altro che soddisfacente. Si stima che la percentuale di professoresse ordinarie di matematica nelle università americane sia di appena il 15%. Non vanno meglio le docenti di informatica e ingegneria, rispettivamente al 18% e 14%. Le abilità più “soft”, invece, come la psicologia e la biologia, vedono invece una percentuale femminile nettamente superiore: 55% e 34% rispettivamente. Continua a leggere

Smettiamola di preoccuparci del futuro: prepariamoci ad affrontarlo

imagesImmaginiamo per un attimo di tornare ai primi del Novecento e dire a un agricoltore dell’epoca che nel giro di un secolo le persone impiegate nell’agricoltura caleranno dal 40% al 2%. La reazione più plausibile che riceveremo sarebbe “e allora cosa faranno gli altri? Cosa mangeranno?”. Domande legittime, risposte semplici: faranno un lavoro che non è stato ancora inventato.

La nostra posizione in questo momento è esattamente analoga a quella dell’agricoltore della storia. Non siamo in condizioni di prevedere quali saranno i lavori non ancora inventati, in particolare in settori che ancora non esistono (come poteva essere l’informatica un secolo fa), ma abbiamo ugualmente paura che i posti di lavoro come li conosciamo oggi vengano persi. Continua a leggere

Insegnare il rischio

playground-600x360.jpgImmaginate un parco giochi per bambini immerso nel verde, con giostre nuove e testate sotto i migliori controlli di sicurezza. Panchine tutte intorno, cosicché i genitori possano tenere sotto stretta osservazione i loro figli che giocano e un presidio medico mobile sempre presente, così da poter medicare immediatamente le eventuali ferite che un bambino dovesse riportare a seguito delle sue attività. Anche se l’eventualità è piuttosto improbabile, dal momento che tutti i giochi sono strettamente monitorati per essere sicuri e la manutenzione è costante.

Ora immaginate lo stesso parco giochi, ma con pozzanghere fangose, casse di legno, martelli, seghe e coltelli al posto delle giostre. Invece del prato, cespugli pieni di spine. Tutto rigorosamente sprovvisto di recinzioni che tengano alla larga i bambini.

Una bella differenza, non credete? Eppure, difficile a dirsi di primo impatto, entrambi rappresentano un ambiente sicuro di gioco. Il punto è capire lo scopo dell’uno o dell’altro. Continua a leggere

Educare alla felicità

https://pbs.twimg.com/media/DHylPgGXgAUX-QH.jpgAggiustare il “mondo fratturato” di cui si è parlato a Davos un paio di settimane fa è un compito non semplice. Significa partire da una base comune di valori e impulsi innovativi, per direzionarli verso maggiori sinergie.

Per fare questo, occorre attrezzarsi anche con strumenti formativi adeguati. Ma non solo studio teorico. Al contrario, una sana “educazione alla felicità” è un mezzo indispensabile per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Su questa falsariga, anche le top universities del mondo non si sono fatte cogliere alla sprovvista. Continua a leggere

La formazione secondo Davos: l’innovazione presente

DUUna2pU8AAZOBcSi è chiuso da pochi giorni il meeting del World Economic Forum a Davos, nelle montagne svizzere. Una occasione in cui personalità di spicco del mondo politico, economico e sociale si incontrano per affrontare le sfide del nostro pianeta.

Il tema di quest’anno era “Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato”. Di quali fratture parliamo? Fratture politiche, con ventate di odio e intolleranza che soffiano da ogni direzione. Ma anche fratture sociali, con diseguaglianze sempre più marcate e scarso senso di percorso.

La nostra società ha perso l’orientamento? Probabile, ma la deriva non sembra ancora vicina né irrimediabile. Continua a leggere

Arginare il divario generazionale

UnknownIl nostro Paese, emerge da un recente rapporto della Fondazione Bruno Visentini sul divario generazionale, destina all’educazione poco più del 4% del PIL, circa la metà di quello che fanno la Danimarca e la Nuova Zelanda, decisamente meno della Francia e meno anche della Germania.

Per effetto della denatalità passata, abbiamo meno under 35 rispetto al resto d’Europa, ma anziché compensare tale contrazione aumentando l’occupabilità delle nuove generazioni, ci troviamo a sprecare maggiormente il loro potenziale. Continua a leggere

La natura dell’innovazione

creativity.jpgAutori di un libro da poco pubblicato, The Runaway Species: How Human Creativity Remakes the World, i professori Anthony Brandt della Rice University del Texas e il professor David Eagleman di Stanford sostengono che la nostra società sta puntando a formare innovatori, ma va nella direzione opposta.

Secondo i professori, l’uomo è l’unica specie in grado di compiere azioni creative, ed è questo che differenzia il cervello umano da quello di tutte le altre specie. Il cervello dell’uomo riceve degli input, li rielabora e ne restituisce una nuova versione. Il punto è: come possiamo plasmare il sistema educativo in modo che possa ottimizzare al massimo questa capacità dei nostri giovani, ancora troppo poco esplorata? Continua a leggere

Giornata mondiale delle bambine: il potenziale da rivalutare

International-Day-of-the-Girl-Child11 ottobre, la giornata mondiale delle bambine indetta dalle Nazioni Unite. Secondo un report delle Nazioni Unite, nel mondo più di 130 milioni di bambine non vanno a scuola, il che significa che ci sono oltre 130 milioni di ingegneri, imprenditrici, insegnanti e leader il cui potenziale è sostanzialmente perduto.

Il quadro mondiale diventa ancora più tetro se guardiamo alle statistiche dei Paesi in cui le bambine hanno le maggiori difficoltà ad accedere all’educazione di base. In Sud Sudan, dove la guerra e la violenza hanno distrutto scuole e famiglie, quasi tre quarti delle bambine non arriva nemmeno alla scuola elementare. In Niger, solo il 17% delle donne tra i 15 e i 24 anni sa leggere e scrivere. In Burkina Faso appena l’1% delle ragazze finisce la scuola secondaria e in Etiopia due ragazze su cinque sono sposate prima dei 18 anni. Continua a leggere

L’inclusione che fa la differenza

Colorful  solidarity design treeInclusione. È una parola che utilizzo spesso perché esalta l’individuo e abbraccia la diversità. Almeno a parole, i fatti sono ben altra cosa.

Dando una rapida occhiata alle statistiche sull’occupazione, in Italia e non solo, appare chiaro come la realtà sia tutt’altro che semplice. Per quanto in trend lievemente calante, il tasso di disoccupazione in Italia si attesta, secondo l’ISTAT, al 11.3%, con due punti di scarto rispetto ai Paesi dell’Eurozona (al 9.3%) e tre punti e mezzo rispetto alla UE (al 7.8%). Quasi tre volte il dato degli Stati Uniti, al 4.3% e in calo rispetto all’anno precedente.

Eppure, per quanto la situazione sia lontana dall’essere ottimale, resta un cono d’ombra su una fascia di persone, che sembra essere costantemente esclusa dai cicli produttivi: i disabili. La disabilità, da leggera a grave, nell’UE riguarda una persona su sei, pari a circa 80 milioni di persone, che spesso non hanno la possibilità di prendere parte pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere comportamentali ed ambientali. Il tasso di povertà di queste persone, inoltre, è superiore del 70% alla media, in parte a causa dell’accesso limitato al mondo del lavoro. Continua a leggere