Un anno di scuola

blur-child-classroom-256468.jpgA cosa serve la scuola? Perché ci formiamo, sempre di più per tutta la vita? Riflettiamo: diamo per scontato che ci dovremo formare anche oltre gli anni di scuola, ma se ci fermiamo a pensare alla lista di motivazioni che ci spingono ad andare avanti, cosa ci viene in mente?

Uno dei pilastri degli obiettivi del millennio (SDGs, Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite è quello di raggiungere il 100% di scolarizzazione. In poco meno di venti anni si sono già visti importanti progressi. Tra il 2000 e il 2015, il tasso di iscrizione alla scuola primaria nel mondo industrializzato è cresciuto dall’83% al 91%, di pari passo con il trend di crescita dell’alfabetizzazione dei giovani tra 15 e 24 anni.

Tuttavia, c’è ancora molto da fare. Continua a leggere

Visualizzare la ricchezza

Si dice che il denaro non faccia la felicità, ed è vero. Il denaro può aiutare a comprare le cose che ci rendono la vita più confortevole, ma non possono comprare emozioni, né ricordi, né conoscenze.

Al di là delle riflessioni generali, però, ci siamo mai chiesti quanti soldi esistano al mondo? Tra i principali indicatori del benessere delle economie di un Paese c’è il PIL, quel PIL che già mezzo secolo fa Robert Kennedy in un famoso discorso contestava, perché è un indicatore parziale del nostro andamento sociale.

Ma a quanto ammonta nella realtà questo PIL? Quanti sono effettivamente miliardi, trilioni e via dicendo?

Una interessante infografica illustra la proporzione della ricchezza mondiale, e il risultato è sorprendente. Continua a leggere

Può un algoritmo prevenire l’Alzheimer?

Machine-Learning-hero.jpgIl machine learning è la sfida formativa, sociale ed economica del nostro tempo. Se ne parla, molto e spesso con timore, nella convinzione che le macchine finiranno per rimpiazzare l’uomo. Nonostante la ricerca e lo sviluppo, l’intelligenza artificiale (AI) non è ancora in grado di sostituire un chirurgo in sala operatoria. Tuttavia, la capacità dell’AI di immagazzinare ed elaborare dati sembra essere in grado di recuperare decenni di terapie sperimentali fallite per la cura dell’Alzheimer. Continua a leggere

Fuori dalla comfort zone: uscire dagli schemi della conformità

Conformarsi è un tratto istintivo dell’essere umano.

Vi sarà capitato almeno una volta di trovarvi a un dibattito, a una conferenza o in qualunque altro contesto di gruppo, in cui vi siete messi a ridere a un certo punto solo perché gli altri stavano ridendo. Non ha importanza se abbiamo capito la battuta o no; se gli altri ridono, noi tendiamo a ridere a nostra volta.

Se tutti si alzano in piedi in una sala d’aspetto in una clinica all’udire di un breve suono, anche se non ne capiamo il motivo, tenderemo a uniformarci a quanto fa il gruppo e ad alzarci anche noi, come mostra questo video:

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La novità è la chiave del successo?

caminante-en-carretera-2Una antica maledizione cinese recitava così: “che tu possa vivere in tempi interessanti!”. Apparentemente, più che una maledizione, sembrerebbe un augurio. Tuttavia, se ragioniamo sul compito dello storico, i tempi più interessanti erano (e sono tuttora) quelli in cui vi sono molti avvenimenti, per lo più drammatici. Ecco dunque che i “tempi interessanti” sono sostanzialmente quelli di instabilità, se non di crisi.

Il nostro tempo è senza dubbio interessante. Con tutte le sue sfide e difficoltà, lascia spazio allo sviluppo di nuove opportunità. Ma il punto è: siamo in grado di riconoscerle? Continua a leggere

Si può vivere una vita piena e lavorare felici?

Cosa rende la nostra vita piena? Un buon lavoro non è (più) abbastanza, per quanto ci caratterizzi. Nella maggior parte dei casi, passiamo sul posto di lavoro gran parte del nostro tempo, mentre dedichiamo le restanti ore della giornata ad “altro”: interessi personali, divertimento, vita privata, sonno.

The Atlantic ha studiato le abitudini dell’americano medio, per arrivare a determinare un trend interessante delle giornate – anche nostre. In sostanza, passiamo due terzi della giornata solo a lavorare e a dormire. Continua a leggere

Lavorare mentre si studia: si può, si deve

Si può lavorare mentre si è all’università, senza che ciò diventi un fardello troppo pesante da portare o rallenti il regolare percorso accademico? In Italia è una prassi diffusa, anche se gli studenti lavoratori oggi sono in diminuzione rispetto al passato. Secondo il Sole 24 Ore, la percentuale di studenti che oltre allo studio svolgono un lavoro retribuito scende dal 39 al 26%, probabilmente a causa della minore disponibilità occupazionale.

Negli Stati Uniti, invece, secondo un report della Georgetown University, circa 14 milioni di persone – l’8% della forza lavoro totale e un buon 70% dell’80% di studenti del college – sono iscritti a un corso universitario e attivi nel mercato del lavoro. Continua a leggere