Educare alla felicità

https://pbs.twimg.com/media/DHylPgGXgAUX-QH.jpgAggiustare il “mondo fratturato” di cui si è parlato a Davos un paio di settimane fa è un compito non semplice. Significa partire da una base comune di valori e impulsi innovativi, per direzionarli verso maggiori sinergie.

Per fare questo, occorre attrezzarsi anche con strumenti formativi adeguati. Ma non solo studio teorico. Al contrario, una sana “educazione alla felicità” è un mezzo indispensabile per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Su questa falsariga, anche le top universities del mondo non si sono fatte cogliere alla sprovvista. Continua a leggere

La formazione secondo Davos: l’innovazione presente

DUUna2pU8AAZOBcSi è chiuso da pochi giorni il meeting del World Economic Forum a Davos, nelle montagne svizzere. Una occasione in cui personalità di spicco del mondo politico, economico e sociale si incontrano per affrontare le sfide del nostro pianeta.

Il tema di quest’anno era “Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato”. Di quali fratture parliamo? Fratture politiche, con ventate di odio e intolleranza che soffiano da ogni direzione. Ma anche fratture sociali, con diseguaglianze sempre più marcate e scarso senso di percorso.

La nostra società ha perso l’orientamento? Probabile, ma la deriva non sembra ancora vicina né irrimediabile. Continua a leggere

Arginare il divario generazionale

UnknownIl nostro Paese, emerge da un recente rapporto della Fondazione Bruno Visentini sul divario generazionale, destina all’educazione poco più del 4% del PIL, circa la metà di quello che fanno la Danimarca e la Nuova Zelanda, decisamente meno della Francia e meno anche della Germania.

Per effetto della denatalità passata, abbiamo meno under 35 rispetto al resto d’Europa, ma anziché compensare tale contrazione aumentando l’occupabilità delle nuove generazioni, ci troviamo a sprecare maggiormente il loro potenziale. Continua a leggere

Startup e successo: come riuscirci?

startup-entrepreneurCoraggio. Perseveranza. Equilibrio. Sono questi i tre pilastri che fanno un buon imprenditore.

Stiamo assistendo nel nostro tempo a un proliferare quasi incontrollato di startup digitali. Migliaia di startup nascono e poche sopravvivono, eppure questo rimane un fenomeno di grande innovazione sociale ed economica.

Incoraggiamo gli studenti a mettersi alla prova, a creare il proprio lavoro se non ne trovano uno già “pronto”. Ma li equipaggiamo a sufficienza per questa avventura? Continua a leggere

Presentato in anteprima il Milano LUISS Hub for Makers and Students: laboratorio di idee, creatività, innovazione

thumbnail_Marcegaglia, Sala, Tajani, Lo Storto.jpgL’innovazione sociale non è una disciplina che si apprende passivamente a lezione, e non è un settore industriale, ma una dimensione fatta di tecnologia, ricerca, impresa ma anche di scambio e incontro.

In questa frase è racchiuso il senso del Milano LUISS Hub for Makers and Students, un nuovo spazio polifunzionale dedicato alla formazione, allo sviluppo d’impresa, alla creatività digitale, alla cultura dell’innovazione e all’autoimprenditorialità 4.0 presentato oggi in anteprima per la stampa e le scuole. Continua a leggere

La natura dell’innovazione

creativity.jpgAutori di un libro da poco pubblicato, The Runaway Species: How Human Creativity Remakes the World, i professori Anthony Brandt della Rice University del Texas e il professor David Eagleman di Stanford sostengono che la nostra società sta puntando a formare innovatori, ma va nella direzione opposta.

Secondo i professori, l’uomo è l’unica specie in grado di compiere azioni creative, ed è questo che differenzia il cervello umano da quello di tutte le altre specie. Il cervello dell’uomo riceve degli input, li rielabora e ne restituisce una nuova versione. Il punto è: come possiamo plasmare il sistema educativo in modo che possa ottimizzare al massimo questa capacità dei nostri giovani, ancora troppo poco esplorata? Continua a leggere

L’inclusione che fa la differenza

Colorful  solidarity design treeInclusione. È una parola che utilizzo spesso perché esalta l’individuo e abbraccia la diversità. Almeno a parole, i fatti sono ben altra cosa.

Dando una rapida occhiata alle statistiche sull’occupazione, in Italia e non solo, appare chiaro come la realtà sia tutt’altro che semplice. Per quanto in trend lievemente calante, il tasso di disoccupazione in Italia si attesta, secondo l’ISTAT, al 11.3%, con due punti di scarto rispetto ai Paesi dell’Eurozona (al 9.3%) e tre punti e mezzo rispetto alla UE (al 7.8%). Quasi tre volte il dato degli Stati Uniti, al 4.3% e in calo rispetto all’anno precedente.

Eppure, per quanto la situazione sia lontana dall’essere ottimale, resta un cono d’ombra su una fascia di persone, che sembra essere costantemente esclusa dai cicli produttivi: i disabili. La disabilità, da leggera a grave, nell’UE riguarda una persona su sei, pari a circa 80 milioni di persone, che spesso non hanno la possibilità di prendere parte pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere comportamentali ed ambientali. Il tasso di povertà di queste persone, inoltre, è superiore del 70% alla media, in parte a causa dell’accesso limitato al mondo del lavoro. Continua a leggere

Recensione Erostudente – Il cortile di Francesco

(…) Consapevolezza, opportunità e diversità: sono queste le parole chiave della nuova frontiera dell’apprendimento. L’esperienza affianca la preparazione teorica per favorire una crescita professionale e personale il più possibile allargata e inclusiva.

Un testo leggero e denso allo stesso tempo, che pone domande più che dare risposte. Per dirla in modo quasi provocatorio, è l’esortazione a sbagliare, a cadere, a fallire, perché dal fallimento si impara, e cadendo si impara a rialzarsi. Dunque, si cresce.

Occorre perdersi per poi ritrovarsi, come Ulisse che vaga per dieci anni, o Dante nel suo cammino. Smarrirsi non significa viaggiare senza meta, ma lasciare spazio alle opportunità inattese.

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L’arte come strumento di apprendimento

programs_kids_art-classes.jpgNelle scuole del mondo c’è sempre meno spazio per l’arte. Studi condotti in diversi Paesi, dall’Olanda agli Stati Uniti, dimostrano che le ore di insegnamento dedicate alle arti sono state ridotte nel corso degli ultimi venti anni e che la qualità e la complessità dei disegni di bambini in età scolare e pre-scolare sono sensibilmente diminuite. Soprattutto a seguito della diffusione capillare della tecnologia, poi, il disegno è progressivamente rimpiazzato da strumenti digitali come esperienza di apprendimento.

Allo stesso modo, i corsi di formazione per insegnanti stanno via via trascurando sempre di più l’aspetto delle arti visive come strumento di insegnamento. Eppure, le arti continuano ad avere un ruolo di primaria importanza nello sviluppo cognitivo del bambino. Continua a leggere