Villa Blanc ospita il progetto Game of Vanth tra arte, storia e visione

DSCF8495rdLGOViviamo in una epoca di trasformazione e transizione. La vediamo in ogni ambito della nostra vita e a tratti abbiamo difficoltà a fare i conti con il tempo che va e cambia ogni cosa. Riuscire a fermare il tempo è una abilità, trovare i varchi del passato per vedere il futuro, pur vivendo nel presente, è arte.

È questa l’idea alla base del progetto Game of Vanth, un percorso temporale in cui la fotografia d’azione diventa performativa con la messa in scena di attori inaspettati, come cavalli, levrieri e rapaci insieme all’essere umano, che ha avuto Villa Blanc, sede della LUISS Business School, come palco di eccezione.

Una contaminazione di stili diversi, di culture antiche e post-modernismo del Novecento, in una commistione di stili e visioni. Perché la scelta proprio di Villa Blanc? Con il suo innato ecletticismo, che racchiude in alcuni punti più reconditi i “passaggi” necessari per aprire suggestioni affascinanti ed evocative, per immaginare e realizzare l’impensabile. La stessa Villa è infatti anche il frutto della visione eclettica del Barone Blanc, che ha mischiato stili e culture in un connubio armonico ed elegante.

Il messaggio, cuore del progetto, rispecchia a pieno questo spirito: rendere possibile ciò che non lo sarebbe, far apparire una realtà ben definita come un cavallo in un luogo decontestualizzato. Gli animali scelti nei giorni di lavoro al campus sono eleganti e nobili, di largo uso nell’aristocrazia e in contesti neoclassici come una Villa Blanc di fine ottocento romano, ma in quel tempo i cavalli servivano anche per le carrozze, i levrieri nelle corse ed i rapaci utilizzati per il diletto della caccia.

L’obiettivo era creare disruption, rompere gli schemi e superarli con una visione nuova.

Posizionare un cavallo, per giunta albino e con espressioni quasi umane, comodamente a suo agio nel salotto d’ingresso di quella che oggi è una prestigiosa sede universitaria, crea immediatamente una suggestione surreale e decontestualizzante che suscita stupore e senso di vaga incredulità. Dove c’era una toga ora c’è un cavallo, in un processo di riscoperta delle radici e allo stesso tempo anche di visione di ciò che non esiste (ancora), ma non per questo impossibile.

La decisione di offrire una cornice tanto eclettica quanto elegante per realizzare il progetto ha origine nel desiderio di ampliare la nostra prospettiva, imparando ad affiancare il certo, il conosciuto, il visibile, all’incerto, all’ignoto, all’invisibile. Ciò che sembra impossibile può diventare possibile con progettualità, impegno, sacrificio, dedizione e coraggio.

Il nostro compito di educatori, di adulti in primo luogo, è quello di trasmettere ai ragazzi il desiderio di superare i limiti che la mente, prima ancora della realtà, pone davanti ai nostri occhi. Imparare a pensare fuori dagli schemi, scorgere l’opportunità anche nei contesti più difficili e articolati, riconoscere la ricchezza laddove in prima battuta non ne intravediamo affatto: questo è essere jugaad, frugali, apprenditori seriali di una realtà in mutamento.

Questo desiderio di superare le barriere ha portato, nell’esperienza di LUISS, a realizzare progetti che sembravano impensabili. Aprire un acceleratore di startup dentro la stazione Termini, rendere il volontariato una esperienza curriculare che trasforma le vite degli studenti, creare uno spazio condiviso in cui l’orto diventa la base per la riscoperta dell’umanità e della lentezza consapevole: sono solo alcuni dei progetti che da inimmaginabili sono diventati meraviglia.

Il futuro non ha spazio per l’impossibile, né per la paura dell’ignoto. La decisione di ospitare a Villa Blanc un progetto tanto visionario come Game of Vanth è frutto di questo desiderio di superare ciò che non crediamo possibile, solo perché non riusciamo a immaginarlo. Farsi guidare nella propria vita dalla visione, anziché essere frenati dalle briglie dell’impensabile. È questa la chiave della trasformazione, di cui proprio i ragazzi saranno – e sono già – al centro.

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