Langolostorto: Guida all’innovazione ribelle

Articolo pubblicato su Formiche del mese di Settembre 2018

innovation.jpgUna parte dei gesti che facciamo quotidianamente è automatica e gestita dal nostro cervello in modo meccanico. Pensiamo al rituale della mattina: non dobbiamo riflettere troppo prima di lavarci il viso, o i denti, o di chiudere a chiave la porta di casa.

Eppure, i processi automatici del nostro cervello non sono fissi. Consolidati sì, ma non fissi.

A titolo di esempio, basti pensare a come guidiamo la macchina. Fino a non molti anni fa era automatico guidare dal lato opposto di quello a cui siamo abituati oggi. Guidare tenendo la sinistra ci sembra oggi quasi un vezzo aristocratico inglese, considerando che solo un terzo della popolazione mondiale (tra cui Regno Unito, Australia, Giappone) adotta la guida sul lato sinistro. A dire il vero, sono i restanti due terzi ad aver cambiato il lato di guida originale. Cercate la storia su internet e leggetela, è interessante: c’entrano la Rivoluzione Francese, i cavalli e l’assemblaggio delle macchine.

Il punto è che siamo costantemente tentati dal fascino della routine, anche se cerchiamo di dimostrare il contrario. Eppure, uscire fuori dagli schemi della routine non è solo utile, ma anche proficuo.

La ricercatrice italiana Francesca Gino, docente alla Business School di Harvard, descrive in studi diversi i processi comportamentali che ci portano ad aderire a degli schemi che precostituiamo, e in cui incanaliamo le nostre azioni. Nel suo ultimo libro, Rebel Talent: Why It Pays to Break the Rules at Work and in Life, l’autrice spiega come i ribelli siano in realtà dei motori di accelerazione creativa all’interno del posto di lavoro.

Il ribelle è da sempre considerato, nelle organizzazioni, come un elemento di disturbo. Complicano le decisioni che sembrano già prese, sono in disaccordo rispetto al resto del gruppo anche quando sono i soli ad esserlo, creano caos. Eppure, mettendosi in diretto antagonismo con lo status quo, fanno dell’innovazione la loro bandiera – e finiscono per cambiare  il mondo in meglio.

Sulla base della sua decennale esperienza di osservazione di organizzazioni in diversi settori, dalla moda alla ristorazione agli studi di animazione, Gino identifica la ribellione (sana, creativa, costruttiva) come un elemento trainante dello sviluppo nell’era turbolenta che stiamo vivendo. Senza regole fisse, schemi costruiti, in un mondo di domande e non necessariamente anche di risposte.

Alcuni anni fa ho curato l’edizione italiana di Jugaad Innovation e Frugal Innovation, due testi molto in linea con il concetto di innovazione ribelle. In questi libri si spiega come è possibile fare di più – e meglio – con meno risorse. Applicato alle aziende, non può non escludere il coinvolgimento delle persone nei processi decisionali e creativi dell’organizzazione.

Ed è lì che si vede quanto ribellarsi funzioni. Pensare che i reparti di ricerca e sviluppo abbiano tutte le soluzioni ottimali per innovare è irrealistico – e molto costoso. Attraverso il racconto di centinaia di casi di business di successo, i due libri portano a definire il thinking out of the box, ossia fuori dagli schemi, come una metodologia di lavoro che porta frutti, in termini di business e di welfare aziendale.

La ribellione funziona, soprattutto nei giovani. Incoraggiamoli ad essere curiosi, proattivi, innovativi. Lasciamoli fare, lasciamoli sperimentare: è così che impareranno a maneggiare quanto spetta loro. Niente di meno che il mondo intero.

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