L’innovazione della scuola: imparare a maneggiare la trasformazione

schoolÉcole 42 è un esperimento interessante per molti motivi. Innanzitutto, è una innovazione europea, francese per la precisione, e che è approdata solo di recente in California. Inoltre – ma è decisamente l’elemento che salta di più all’occhio, è una università senza docenti. Il risultato è qualcosa di assolutamente diverso da qualsiasi altra scuola francese o di altra parte del mondo.
Come è possibile?
L’idea è di Xavier Niel, il fondatore di Free, il secondo più grande internet provider della Francia, e imprenditore seriale continuamente alla ricerca dei migliori e più brillanti talenti. Nel 2013, non riuscendo a trovare le risorse che cercava, ha attribuito la colpa al sistema universitario francese, a suo dire malfunzionante perché non democratico e discriminante nei confronti degli studenti meno abbienti.
Per questo ha voluto creare un “contenitore” che insegnasse agli studenti a sviluppare le abilità di cui avevano bisogno, in totale autonomia.
Alle 8.42 ogni mattina, agli studenti viene assegnato un progetto digitale da completare. Gli studenti hanno 48 ore per terminarlo, quindi devono destreggiarsi sempre fra diversi compiti nello stesso periodo di tempo e lavorando in team, proprio come accade nella vita di tutti i giorni.
Non essendoci insegnanti, è compito degli studenti di trovare la giusta soluzione e la giusta strada per ottenere i risultati necessari. Tutto è giudicato dai colleghi. Gli studenti gestiscono il loro tempo come meglio credono, è tutto totalmente auto-organizzato.
Da un punto di vista formativo, il progetto rappresenta senza dubbio una disruption, uno sviluppo innovativo in una traiettoria sconosciuta. I test di ammissione valutano le capacità logiche e creative, anziché le abilità pregresse o il reddito. Già, perché École 42 è totalmente gratuita. Questo per consentire di ampliare al massimo la base di merito, discriminando esclusivamente per abilità.
Per quanto scetticismo possa suscitare, i dati parlano chiaro: l’80% degli studenti trova lavoro prima della laurea, il 100% è impiegato al conseguimento del titolo.
Cosa fare allora della nostra università? Dobbiamo stravolgere tutto e creare decine di École 42 anche in Italia? La risposta è no, evidentemente, perché non risolverebbe gli attuali problemi (uno fra tutti, il mismatch tra accademia e imprese). Quello che invece sarebbe utile è rendere più flessibili, lean, i percorsi attualmente esistenti. Renderli versatili e adattabili, inclusivi ma comunque concretamente ancorati a una formazione teorica solida, in grado di formare professionisti specializzati e, allo stesso tempo, capaci di parlare le lingue di discipline diverse: l’informatica con il management, la scienza sociale con la psicologia, la tecnologia con l’umanità. Formare i cartografi di domani, ragazzi in grado di spaziare tra diversi campi professionali e predisposti al cambiamento e allo spirito di adattamento: questo è lo scopo della formazione nell’epoca che il filosofo Zygmunt Bauman chiamava “modernità liquida”.
La scuola, tanto quanto l’università, non deve formare persone e professionisti “liquidi”, bensì versatili e agili. Umani ma amici della tecnologia. Specializzati, ma anche generalisti.
C’è chi dice che si avranno più cambiamenti nei prossimi 20 anni che negli scorsi tre secoli. Tale velocità di cambiamento richiede altrettanta capacità di azione. Solo formando i nostri ragazzi a questo li renderemo in grado di cavalcare il cambiamento che verrà.
Se progetti come École 42 fioriranno o falliranno sarà il tempo a dirlo. Quello che possiamo dire con certezza oggi è che ciò che vincerà sarà la capacità di gestire e guidare la trasformazione consapevole.

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