Matematica, sostantivo femminile

pexels-photo-1068523Ultimamente mi capita più frequentemente che in passato di leggere di donne in posizioni di rilievo nei campi delle scienze, della matematica o della tecnologia. Ne sono orgoglioso, non solo in quanto Direttore Generale di una università, ma anche come persona.

La parità di genere – o meglio, di opportunità – nell’educazione è un successo per tutti. Eppure, la percentuale di donne impiegate o ricercatrici nei campi più tecnici, in particolare della matematica, è ancora tutt’altro che soddisfacente. Si stima che la percentuale di professoresse ordinarie di matematica nelle università americane sia di appena il 15%. Non vanno meglio le docenti di informatica e ingegneria, rispettivamente al 18% e 14%. Le abilità più “soft”, invece, come la psicologia e la biologia, vedono invece una percentuale femminile nettamente superiore: 55% e 34% rispettivamente.

Lo stereotipo secondo il quale le donne avrebbero capacità matematiche inferiori agli uomini è stato in gran parte screditato nel 2014, quando Maryam Mirzakhani, iraniana, è stata la prima donna a vincere la Medaglia Fields, il più alto riconoscimento per i matematici under 40, nonché la prima persona di cittadinanza iraniana a ricevere tale premio.

E, ovviamente, non finisce qui. Tornando a un paio di secoli fa troviamo anche Ada Lovelace, la figlia di Lord Byron e ideatrice di un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli, considerato come il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina, motivo per il quale Ada Lovelace è spesso ricordata come la prima programmatrice di computer al mondo.

Un secolo prima di Ada Lovelace, la matematica italiana Maria Gaetana Agnesi fu la prima donna a scrivere un manuale per lo studio della matematica. Non in latino, che all’epoca era la lingua degli intellettuali e dei grandi matematici del calibro di Newton ed Eulero, bensì nell’italiano colloquiale, perché fosse accessibile al maggior numero di studenti possibili. Il manuale di Agnesi è tutt’ora considerato come uno tra i primi libri di testo nel campo (allora) del tutto innovativo del calcolo e della analisi matematica, tradotto anche da accademici dell’epoca per gli studenti universitari a Parigi e a Cambridge perché considerato un manuale di riferimento per l’insegnamento.

Benché largamente dimenticata ad oggi, il ruolo di pioniera della Agnesi nella storia della matematica costituisce un brillante esempio di trionfo e competenza, al di là di qualunque stereotipo di genere. Incoraggiare le bambine, le ragazze, ad impegnarsi nel campo di studio che considerano più vicino alle loro inclinazioni è certamente un punto cardine della formazione che cammina al passo con i tempi. Finita l’era dei percorsi preconfezionati, in cui si decideva cosa studiare in base a ciò che si credeva essere una migliore opportunità di trovare lavoro, siamo ora in una fase nuova, forse meno stabile e sicura, ma certamente non meno densa di possibilità. Una nuova fase in cui non va ricercata l’uguaglianza a tutti i costi, bensì l’equità, la possibilità di correre la nostra gara partendo non necessariamente dalla stessa linea di partenza, ma avendo entrambi (donna e uomo) gli stessi strumenti, le stesse scarpe da ginnastica.

Senza titolo

Uno stato che non educa e non forma le donne è come un uomo che allena solo il suo braccio destro

Jostein Gaardner, scrittore norvegese

 

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