Educare alla felicità

https://pbs.twimg.com/media/DHylPgGXgAUX-QH.jpgAggiustare il “mondo fratturato” di cui si è parlato a Davos un paio di settimane fa è un compito non semplice. Significa partire da una base comune di valori e impulsi innovativi, per direzionarli verso maggiori sinergie.

Per fare questo, occorre attrezzarsi anche con strumenti formativi adeguati. Ma non solo studio teorico. Al contrario, una sana “educazione alla felicità” è un mezzo indispensabile per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Su questa falsariga, anche le top universities del mondo non si sono fatte cogliere alla sprovvista.

Stanford e Yale hanno da poco introdotto nei loro curricula corsi che orientino gli studenti su un percorso di “felicità”. Il corso di Yale “Psychology and the Good Life” ha attirato un quarto degli studenti triennali – quasi 1200 persone – ed è risultato il corso più popolare dell’intero ateneo. Anche a Stanford si utilizza il design thinking per imparare a coniugare il successo professionale a un altrettanto importante appagamento personale.

Quello che manca ai ragazzi di oggi, secondo il Presidente di Yale, è un senso di scopo. Di fronte a sfide di grande portata, sia economiche che sociali, c’è il rischio di perdere la bussola e sentirsi sopraffatti, inadeguati o impreparati. O cadere nella trappola di pensare che sia sufficiente guadagnare molti soldi per sentirsi appagati.

La ricerca, quasi ossessiva, del successo a tutti i costi porta in molti casi a infelicità. Molti sondaggi dimostrano come siano sempre più diffusi tra gli studenti universitari disturbi legati all’ansia e, in percentuali minori, alla depressione.

Il compito della scuola, e successivamente dell’università, è dunque anche e soprattutto quello di educare i bambini di oggi, che saranno i cittadini di domani.

Secondo Kim Samuel, docente alla McGill University, dare loro strumenti opportuni per aiutarli a mantenere il ritmo sempre più accelerato del mondo è uno dei mezzi nelle mani degli educatori per connettere le persone, anche quelle ai margini della società: rifugiati, migranti, comunità di indigeni, famiglie in difficoltà, disabili.

Recuperare una dimensione di apprendimento pratico, oltre che teorico, già dai tempi di Platone è l’approccio ideale per ridurre il senso di ansietà verso il futuro e ad aprirsi verso una nuova ottica di innovazione che fa la differenza.

E rende felici.

 

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