La formazione secondo Davos: l’innovazione presente

DUUna2pU8AAZOBcSi è chiuso da pochi giorni il meeting del World Economic Forum a Davos, nelle montagne svizzere. Una occasione in cui personalità di spicco del mondo politico, economico e sociale si incontrano per affrontare le sfide del nostro pianeta.

Il tema di quest’anno era “Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato”. Di quali fratture parliamo? Fratture politiche, con ventate di odio e intolleranza che soffiano da ogni direzione. Ma anche fratture sociali, con diseguaglianze sempre più marcate e scarso senso di percorso.

La nostra società ha perso l’orientamento? Probabile, ma la deriva non sembra ancora vicina né irrimediabile.

Alcuni interventi in particolare inquadrano la formazione come una delle risposte principali per arrestare le tendenze distruttive.

Jack Ma, il fondatore di Alibaba (rifiutato per ben dieci volte ad Harvard), ha affrontato il tema delle sfide che l’innovazione ci presenta in chiave formativa. Cosa deve essere la formazione tra trent’anni?

Posto che la globalizzazione, così come il progresso tecnologico, è un processo inarrestabile, la sfida della formazione è far sì che i ragazzi siano pronti a fronteggiare l’era dell’automazione con strumenti nuovi, che valorizzino ciò che rende gli esseri umani differenti: la saggezza.

Non ha senso formarli con standard oramai vecchi, o ad essere più intelligenti delle macchine: la macchina non dimentica, né si arrabbia o si fa prendere dalle emozioni. Tuttavia, un approccio cieco alla tecnologia rischia di creare giovani insoddisfatti e successi effimeri. Rischia di sbilanciare pericolosamente la tecnologia verso conflitti sociali.

Nemmeno gli insegnanti devono affrontare la trasformazione in modo passivo. Sono anzi chiamati a formarsi anche loro continuamente, in un processo di innovazione e rivoluzione dei metodi di insegnamento.

Il loro compito è dunque quello di preparare i giovani non a cercare lavori oramai obsoleti perché una macchina è in grado di svolgere lo stesso compito, ma anzi a ottimizzare le risorse che li rendono profondamente umani.

La formazione innovativa, ma fatta di una innovazione già presente, richiede fluidità di conoscenze, rompendo i cosiddetti “silos culturali” e creando una positiva commistione di pratica, esperienza, conoscenze ed emozioni.

Racchiudendo questi concetti, Ma definisce il “LQ”, il QI dell’amore. Il quoziente intellettivo che prima misuravamo ora non vale più. L’intelligenza non è determinata solo da logica o abilità matematiche. È anzi fatto di intelligenza empatica, ma soprattutto emotiva.

La misura dell’intelligenza nell’era della trasformazione è l’emozione, la capacità di provare sentimenti. Ciò che le macchine non hanno (e non avranno, nonostante i tentativi).

Tecnologia, automazione, meccanizzazione dell’economia: sono i vocaboli del futuro molto prossimo, ma il punto fondamentale è che il progresso dovrà rafforzare le persone, non lasciarle indietro.

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