Il buon leader: una questione di apprendimento

imagesUn leader può avere numerose caratteristiche a seconda di quale tipo di persona consideriamo un leader. Un individuo dotato di un particolare carisma? O di una visione di ampio raggio? O che sa esercitare una autorità sugli altri? Che ispira particolarmente chi lavora con lui?

Qualunque sia la nostra idea di leader, una caratteristica spicca al di sopra di tutte: il leader è colui che mette sempre in discussione il proprio sapere e cerca di imparare il più possibile, in più occasioni possibile.

Bill Taylor, in un articolo per l’Harvard Business Review, identifica quattro categorie di leader “apprenditori”: lo zelota dell’apprendimento, l’innovatore personale, l’ottimista ostinato, lo sperimentatore affamato.

Lo zelota dell’apprendimento è insaziabile, il leader creativo che si chiede in continuazione: “sto imparando al passo con la velocità con cui sta cambiando il mondo?”. Quando è stata l’ultima volta che abbiamo imparato una cosa nuova?

Nonostante la voglia di imparare, spesso è difficile mettersi in discussione e immaginare nuovi orizzonti e possibilità, soprattutto se nella nostra carriera abbiamo avuto successo. L’innovatore personale è colui che, nonostante sia un professionista senior e affermato, riesce ad ammettere che non necessariamente una idea che ha funzionato in passato debba avere lo stesso successo nel futuro. Ed è pronto – o meglio, è disposto – a cambiare strada. Ciò che distingue un leader è la capacità di riconoscere il momento in cui bisogna innovare, e innovarsi.

A volte, la leadership è anche una questione di emozioni e di attitudine. Lo spirito che abbiamo, e con cui lavoriamo, si trasmette inevitabilmente ai nostri collaboratori. L’ottimista ostinato è consapevole che una attitudine positiva, proattiva e fiduciosa verso il futuro è una delle chiavi per il successo di una idea o di un progetto.

Il successo, comunque lo si voglia considerare, tiene in conto anche una componente di fallimento, possibile e probabile. L’accezione che diamo di solito alla parola “fallimento” è negativa, adombrata da un senso di ineluttabilità. Non dovremmo intenderlo così, dal momento che pur dal fallimento possiamo trarre degli importanti insegnamenti. È così che ragiona lo sperimentatore affamato, colui che spinge in avanti il tentativo e lo trasforma in progresso. È così che ha ragionato Jeff Bezos, CEO di Amazon e uno tra gli uomini più ricchi del pianeta.

Senza pietre di inciampo non c’è cammino, senza errore non c’è progresso. Il successo richiede cura, pazienza, umiltà e impegno. Il vero successo, quello che soddisfa il nostro individualismo e restituisce parte del buono che otteniamo ad altri intorno a noi, è quello a cui dobbiamo formare i nostri giovani. Che sono i più grandi “apprenditori”.

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