Arginare il divario generazionale

UnknownIl nostro Paese, emerge da un recente rapporto della Fondazione Bruno Visentini sul divario generazionale, destina all’educazione poco più del 4% del PIL, circa la metà di quello che fanno la Danimarca e la Nuova Zelanda, decisamente meno della Francia e meno anche della Germania.

Per effetto della denatalità passata, abbiamo meno under 35 rispetto al resto d’Europa, ma anziché compensare tale contrazione aumentando l’occupabilità delle nuove generazioni, ci troviamo a sprecare maggiormente il loro potenziale.

Sono dati che conosciamo, almeno quanto conosciamo l’elevata percentuale di NEET che conta l’Italia. L’Italia già prima della crisi presentava una incidenza di tale fenomeno maggiore rispetto al resto d’Europa (18.8% contro 13.2% in età 15-29). Nel complesso dell’Unione la percentuale di Neet è oggi sostanzialmente tornata su quei livelli. Il dato italiano, dopo aver raggiunto nel 2014 un picco pari al 26%, è sceso al 24% nel 2016.

Per uno sviluppo competitivo abbiamo bisogno soprattutto di nuove generazioni ben preparate, efficacemente impegnate all’interno del mercato del lavoro, inserite ad ogni livello del sistema produttivo, in particolare nei settori più dinamici e innovativi. In sintesi, le condizioni del Paese rendono ancora più vitale e strategico investire sulle opportunità per i giovani. Lo stiamo facendo? A parole forse, ma molto meno con i fatti.

Nel corso della recessione è cresciuto enormemente il tasso di disoccupazione giovanile. Abbiamo sentito fin troppo la giustificazione di chi sosteneva che si trattasse solo di under 25 che non riuscivano a trovare lavoro in una età in cui dovrebbero pensare solo a studiare.

Non ci siamo accorti, però, che i Paesi che crescevano più di noi investivano fortemente proprio su quella fascia di età, sugli under 25, potenziando sia formazione generale, sia percorsi tecnici, sia l’orientamento scolastico e professionale. Nondimeno, favorendo soprattutto una commistione fertile tra imparare e fare. Non è allora un caso che presentino minori tassi di abbandono precoce degli studi e più alta occupazione, non solo per gli under 25, ma in tutta la fascia dei giovani adulti.

E allora ecco che il divario generazionale, tema purtroppo sempre molto attuale, si può colmare attraverso una efficace formazione, al passo con i tempi e con il mondo del lavoro, secondo un approccio che io definisco life largelearning: formazione teorica ed esperienza pratica che si completano e si valorizzano a vicenda.

È questo uno degli strumenti a nostra disposizione affinché la Generazione X, questa incompresa, trovi finalmente la sua finestra di opportunità. Quella che le spetta.

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