Rapporto Censis sulla comunicazione: la fotografia di un Paese sempre più digitale

arbre designÈ stato da poco pubblicato dal Censis il 14° Rapporto sulla Comunicazione. La fotografia del Paese, sempre più digitale, che emerge dal rapporto è interessante e suscita più di una riflessione.

Secondo i dati, il 75,2% degli italiani ha una presenza sul web, grazie a smartphone e social network. La crescita degli utenti di internet in Italia ha rallentato il ritmo, ma prosegue. Il telefono cellulare è usato dall’86,9% degli italiani e lo smartphone, in particolare, dal 69,6% (la quota era solo del 15% nel 2009). Gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%).

Gli italiani spendono 22,8 miliardi per smartphone, servizi di telefonia e traffico dati, mentre la spesa per libri e giornali ha subito un crollo verticale (-37,4%).

Dal multimediale alle piattaforme multicanale. La grande novità dell’ultimo anno è rappresentata dalle piattaforme online che diffondono servizi digitali video e audio, come ad esempio Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio. Il dato è più elevato tra le persone più istruite, diplomate e laureate (rispettivamente, il 14,1% e il 13,3%). E praticamente raddoppia tra i più giovani: il 20,6% degli under 30 si connette ai servizi video e il 22,6% a quelli audio. È lo stesso concetto di internet che comincia a modificarsi: la rete diventa il veicolo di diffusione di contenuti che, pur viaggiando da un centro alla periferia, posso essere fruiti dagli utenti come e quando vogliono, influenzando l’immaginario collettivo degli italiani.

I quotidiani e libri sono ancora in notevole flessione. Oggi solo il 35,8% degli italiani legge i giornali, mentre complessivamente i lettori di libri si attestano al 45,7% della popolazione, confermando la ancora scarsa capacità dei libri elettronici di attirare nuovi lettori.

Tra i giovani (14-29 anni) la quota di utenti della rete arriva al 90,5%, mentre è ferma al 38,3% tra gli anziani (65-80 anni).

Il Paese sta cambiando, a partire dalle generazioni più giovani, le più resilienti. Usano strumenti nuovi, e con quelli apprendono, conoscono, imparano, osservano. La tecnologia non li distrae, come saremmo portati a pensare, bensì dà loro una spinta nuova. Loro guardano il mondo con lenti nuove e diverse dalle nostre, più larghe.

La scuola, così come le istituzioni formative più in generale, non può tirarsi indietro rispetto a questa sfida ed è chiamata a raccogliere la sfida della conoscenza di questi strumenti e di trattarli come tali, ossia come mezzi da utilizzare per ottenere lo scopo principe della formazione: l’educazione alla cittadinanza responsabile.

Se l’obiettivo è formarli ad essere cittadini responsabili e dotati di una visione per il futuro, che differenza fanno gli strumenti con cui questo scopo verrà raggiunto? D’altronde, non servirà a molto rimpiangere l’enciclopedia cartacea, quando abbiamo oggi la possibilità di sviluppare le stesse capacità di ricerca e pensiero logico, di design thinking, semplicemente utilizzando strumenti fisici differenti.

Il compito della scuola è aiutare gli studenti a mettere in fila le informazioni, individuando nessi causali e logici, e dotarli della “cassetta degli attrezzi” per aggiustare il mondo. Non dovranno accontentarsi di camminare nelle strade sicure e già battute da chi è più anziano di loro, ma essere i cartografi del loro futuro. Loro non si accontentano solo di esplorare, ma lavorano per disegnare mappe nuove, stabilire nuovi punti, immaginare nuove soluzioni, tracciare nuove vie. E allora diamo loro carta, matita e gomma per disegnare e cancellare i loro sbagli se necessario. Insegniamo loro a sbagliare una volta, per non sbagliare nuovamente. Perché anche dagli errori possono e devono imparare. Non dobbiamo convincerli che non possono fallire, perché è soprattutto dagli errori che si imparano grandi lezioni di vita.

Il nostro compito, come adulti e come educatori, è mettere questi ragazzi, che anche i numeri ci raccontano come sempre più digitali e connessi, nelle condizioni di conoscere gli strumenti per maneggiare il mondo, non per rimpiangere quello che non è più. Perché sarà nelle loro mani il compito di prendersene cura, quando domani sarà il loro.

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