L’inclusione che fa la differenza

Colorful  solidarity design treeInclusione. È una parola che utilizzo spesso perché esalta l’individuo e abbraccia la diversità. Almeno a parole, i fatti sono ben altra cosa.

Dando una rapida occhiata alle statistiche sull’occupazione, in Italia e non solo, appare chiaro come la realtà sia tutt’altro che semplice. Per quanto in trend lievemente calante, il tasso di disoccupazione in Italia si attesta, secondo l’ISTAT, al 11.3%, con due punti di scarto rispetto ai Paesi dell’Eurozona (al 9.3%) e tre punti e mezzo rispetto alla UE (al 7.8%). Quasi tre volte il dato degli Stati Uniti, al 4.3% e in calo rispetto all’anno precedente.

Eppure, per quanto la situazione sia lontana dall’essere ottimale, resta un cono d’ombra su una fascia di persone, che sembra essere costantemente esclusa dai cicli produttivi: i disabili. La disabilità, da leggera a grave, nell’UE riguarda una persona su sei, pari a circa 80 milioni di persone, che spesso non hanno la possibilità di prendere parte pienamente alla vita sociale ed economica a causa di barriere comportamentali ed ambientali. Il tasso di povertà di queste persone, inoltre, è superiore del 70% alla media, in parte a causa dell’accesso limitato al mondo del lavoro.

Tra le persone con limitazioni funzionali gravi, infatti, risulta occupato solamente il 19.7%. La presenza di limitazioni funzionali ha un forte impatto sull’esclusione dal mondo lavorativo. Le persone con limitazioni funzionali gravi che sono inattive rappresentano una quota più che doppia rispetto a quella osservata nell’intera popolazione (quasi il 70% contro circa il 31%).

Non va meglio neppure negli Stati Uniti. Una analisi del Dipartimento del Lavoro statunitense prende in esame la quota di partecipazione alle attività economiche di persone con disabilità. Ebbene, nella fascia di età da 16 a 64 anni il tasso di occupazione è aumentato per tutte le fasce sociali, ma osserviamo una consistente disparità: 27.7% tra le persone con disabilità, 72.8% per coloro che non hanno disabilità.

Inoltre, le persone con disabilità risultano meno istruite, con tassi di conseguimento di una laurea triennale o superiore più bassi di chi è nella stessa fascia di età ma non ha limitazioni funzionali.

Ma allora, di quale inclusione parliamo? Abbattere delle barriere, pratiche o puramente concettuali, significa anche costruire ponti di comunicazione. Significa coinvolgere, non escludere, e il mondo della formazione non può tirarsi indietro da questo compito. È anche questo parte di un life largelearning che abbraccia la diversità e la rende protagonista.

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