Il progresso possibile

tim-cook-commencementNon mi spaventa che l’intelligenza artificiale dia ai computer la capacità di pensare come gli esseri umani. Mi preoccupano molto di più le persone che pensano come i computer, senza valori né compassione, incuranti delle conseguenze. Questo è ciò da cui dobbiamo stare in guardia. Perché se la scienza è una ricerca nel buio, allora le scienze umane sono una candela che ci mostra dove siamo stati e i pericoli dinanzi a noi.

Sono parole di Tim Cook, CEO di Apple, ai laureati del MIT di Boston nel giorno della loro proclamazione un paio di settimane fa. Il testo completo del discorso è disponibile qui. È una riflessione intensa e accorata sull’impatto della tecnologia sulla nostra vita.

Qual è il confine tra socialità virtuale ed estraniazione dal mondo reale? Quale quello tra informazione capillare e disinformazione per via di notizie false? Qual è lo scopo ultimo di tutto?

Cook riflette brevemente ma profondamente su queste domande, mettendo in chiaro un concetto fondamentale: la tecnologia è uno strumento, mai un fine.

Già Steve Jobs sosteneva che la tecnologia da sola non è abbastanza. Tenere le persone al centro avrà un impatto molto maggiore. Le ripercussioni, naturalmente, sono inevitabili. Significa, per Apple, progettare un iPhone che consente a un ipovedente di correre ugualmente una maratona, oppure un Apple Watch che rileva le condizioni del cuore prima che arrivi un infarto. Oppure un iPad che consente a un ragazzo autistico di comunicare ugualmente.

Significa, dunque, infondere nella tecnologia i valori che essa da sola non potrà mai avere, mettendo il progresso a disposizione di tutti.

Che valore diamo alla tecnologia? Non è questione di capire quanto o meno ci sia di aiuto, o quanto ad esempio un navigatore social ci aiuti ad evitare gran parte del traffico cittadino. Il progresso, da questo punto di vista, è evidente.

La vera domanda è quanto siamo disposti a lasciarci trascinare da essa. Il rischio maggiore inevitabilmente è per le generazioni più giovani, nate sotto il segno di una tecnologia così capillarmente diffusa da lasciare solo alla loro più vaga immaginazione l’idea di un mondo senza smartphone, senza tv digitale, senza computer portatili così leggeri da essere portati in una piccola borsa. Eppure è una memoria che per noi, generazione più adulta, non sembra poi così lontana.

Il nostro compito fondamentale è trasmettere loro un senso di equilibrio. Equipaggiarli della migliore tecnologia possibile, senza dimenticare il messaggio di Cook, ossia che la tecnologia non pensa, non sogna, non spera. Siamo noi umani ad essere in grado di farlo, perciò cerchiamo di farlo al meglio e il più possibile.

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