Qual è lo scopo della tua vita?

Alcuni giorni fa, Mark Zuckerberg ha parlato alla proclamazione di laurea degli studenti di Harvard per l’anno 2017. Un discorso ricco di spunti, emozionale, sincero, ispiratore.
Dei tanti passaggi importanti e interessanti, due colpiscono più di altri.
In primo luogo, il senso di scopo. Avere uno scopo nella vita è fondamentale, ci dà una direzione e ci guida laddove ci dovessimo trovare in difficoltà. Eppure, lo scopo non è quasi mai individualista. Si punta a un obiettivo che porta certamente vantaggi a noi stessi, ma anche a chi ci sta intorno. Che crea una società più giusta, secondo la nostra visione di giustizia.
Lo scopo è anche, e soprattutto, comunità. Zuckerberg spiega il senso di questa visione ampia raccontando l’aneddoto della visita del Presidente J.F.Kennedy al quartier generale della NASA. Durante la visita, JFK incontrò un addetto alle pulizie intento a spazzare a terra, e quando gli chiese cosa stesse facendo, l’inserviente rispose: “Signor Presidente, sto aiutando a portare l’uomo sulla Luna!”. Ognuno di noi ha il compito di perseguire il proprio obiettivo, contribuendo a un risultato più grande. Il cambiamento è fatto di tanti piccoli passi, che non dobbiamo necessariamente compiere da soli, ma ciascuno è chiamato a fare la propria parte.
Lo è anche questa generazione di ragazzi, spesso insoddisfatti, a cui è richiesto di dimostrare tutto e subito. I buoni risultati, tuttavia, raramente arrivano a questa velocità, e mai senza impegno, sacrificio e duro lavoro.
Zuckerberg racconta ancora del suo incontro con dei ragazzi in centri di detenzione minorile, molti dei quali condannati per reati di droga, i quali hanno ammesso che la loro vita avrebbe preso probabilmente tutta un’altra piega se solo avessero avuto qualcosa da fare, uno scopo, appunto.
Quale senso vogliamo dare alla nostra vita? Che cosa siamo disposti a fare per ottenerlo?
Un altro aspetto cruciale del discorso di Zuckerberg riguarda il fallimento. Quello che a volte saremo costretti a fare prima o poi nella vita sarà di dover accettare di fallire, o quanto meno di essere incompresi, o giudicati pazzi, visionari. È un rischio che vale la pena correre.
Ciò su cui è indispensabile lavorare, tutti insieme, è creare una rete e un ecosistema in grado di facilitare la ripresa dopo un fallimento, soprattutto imprenditoriale.
La generazione connessa, i ragazzi che oggi frequentano l’università, non ha alle spalle le garanzie solide che avevano i loro genitori, o i loro nonni. Sono pronti a rischiare, a mettersi in gioco, molto più di quanto i miei coetanei allora sarebbero stati probabilmente disposti a fare.
Occorre dare loro gli strumenti, creare assieme a loro le opportunità di crescita in cui possano fiorire. E dare loro il coraggio di rendere la loro vita, come augura nella chiusura del suo discorso Zuckerberg, una benedizione.

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