Il coraggio che sfida la paura

ante-coraggio-500x300.jpgRaccontare la sofferenza non è semplice. Meno che mai, lo è viverla. Non ci sono parole per descrivere la sofferenza delle famiglie delle vittime, per lo più bambini e ragazzi, che hanno perso la vita, o si stanno aggrappando ad essa in queste ore, ieri sera a Manchester nella squallida, codarda e devastante esplosione al termine di un concerto pop.

Da padre di due ragazzi adolescenti, da Direttore Generale di una università in cui i ventenni sono i protagonisti assoluti, non posso che esprimere cordoglio e dolore per le famiglie, gli amici, tutti noi.

Proprio oggi, in cui ricorre il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci, nel quale persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie e gli agenti della scorta. Ancora una esplosione, ancora una strage.

Il nostro dovere è quello di conservare la memoria, reagire a testa alta e guardare negli occhi chi vuole solo la nostra paura. Da uomini e donne coraggiosi, perché come affermava Falcone, l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza.

Il mondo non è, e non sarà mai, di chi vuole incutere terrore, ma di chi saprà dare buoni insegnamenti, di chi saprà trasmettere speranza e consapevolezza, dei giovani che sapranno vivere con cuore e coraggio.

La battaglia può essere vinta nel segno di una più vasta e convinta unità sociale e politica, se saremo capaci di toccare le coscienze delle giovani generazioni, se sapremo dare loro un esempio e una speranza (Piersanti Mattarella, ex governatore della Regione Siciliana, ucciso dalla mafia).

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