Presentato Erostudente al Salone Internazionale del libro di Torino

Nell’affollato Caffè Letterario del Salone Internazionale del libro di Torino abbiamo raccontato giovedì scorso cosa ha portato a un libro tanto denso quanto breve come Erostudente.

Erostudente tutto attaccato, perché la categoria dello studente come la conoscevamo oramai non esiste più. Gli studenti di oggi non hanno più bisogno di qualcuno che travasi loro delle nozioni per sentire di aver imparato, perché non è più necessario recarsi in un luogo fisico per imparare, se la stessa informazione la possiamo ottenere rimanendo alla scrivania di casa.

Ma il mondo di oggi, tanto tecnologico quanto dispersivo, ha bisogno anche di altro. La tecnologia ci ha portato a fare tanto, tantissimo, al di là di ogni immaginazione solo una manciata di anni fa. Ma non basta.

Occorre favorire il progresso tecnologico, è giusto. Ma senza trascurare lo human touch, quell’empatia e umanità che ci avvicina agli altri.

Michael Bugeja, professore e direttore della Greenlee School of Journalism and Communication alla Iowa State University, è autore di Interpersonal Divide, libro in cui già nel 2005 profetizzava una società invasa dagli strumenti mediatici. A oltre dieci anni di distanza, l’autore propone una nuova versione del libro, Interpersonal Divide in the Age of Machines (Oxford University Press, 2017), analizzando cosa potrebbe accadere se consentissimo alle macchine – dagli smartphone alla robotica, alla realtà virtuale – di scandire la nostra vita. “Stiamo perdendo l’empatia, la compassione, i valori della verità, della giustizia e della responsabilità e li stiamo rimpiazzando con i valori delle macchine. Ma se ci facciamo tanto avviluppare dalla tecnologia, cosa ne sarà di quei principi e valori universali che sono riusciti in passato a fermare guerre e ad elevare la coscienza umana al di sopra dei nostri istinti primitivi?”, sostiene Bugeja.

Il problema, come sempre, non risiede nello strumento in sé, ma nell’uso sbagliato che se ne può fare.

I nostri giovani, oggi, hanno una marcia in più rispetto alle generazioni precedenti. Sono ancor più di nativi digitali. Gli strumenti di formazione tradizionali non bastano più per loro che sono pronti a essere apprendisti e apprenditori più che semplici studenti, a toccare con mano il sapere e a ricercare da soli le risposte alle loro domande.

Cerchiamo di aiutarli a cogliere le opportunità attorno a loro, senza paura. Il mondo sta cambiando rapidamente, anzi è già cambiato. E se loro vogliono correre, non fermiamoli, ma diamo loro nuove scarpe per andare più veloci.

Clicca qui per vedere un estratto video della presentazione al Salone di Torino

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