Perché siamo distratti e non vogliamo ammetterlo

distractions-700x420Ciascuno di noi che legge queste righe in questo preciso momento risponderebbe un netto “sì” se chiedessi: “ti senti una persona multitasking?”. Se chiedessi invece “sei solito distrarti mentre stai portando avanti un compito importante o complesso?”, il “sì” sarebbe senz’altro meno diffuso e convinto.

Siamo portati a convincere noi stessi e gli altri di essere capaci di gestire più compiti contemporaneamente, limitando al massimo le distrazioni. Eppure, uno studio del neuroscienziato Adam Gazzaley e dello psicologo Larry D. Rosen, pubblicato nel libro The Distracted Mind: Ancient Brains in a High-Tech World (MIT, 2016), dimostra che il nostro cervello non è strutturato per gestire tanti compiti allo stesso momento.

Secondo gli autori, le distrazioni avvengono quando stiamo cercando di raggiungere un obiettivo importante e qualcosa blocca il nostro sforzo. Non ci consideriamo distratti se guardiamo il nostro profilo Facebook sul divano di casa di venerdì sera quando non abbiamo altro da fare. Ci rendiamo conto di essere distratti se controlliamo Facebook mentre siamo sul posto di lavoro.

Secondo gli autori, le distrazioni avvengono quando si crea un conflitto tra due caratteristiche fondamentali del nostro cervello: l’abilità di creare e pianificare obiettivi elevati e l’abilità di controllare la nostra mente mentre stiamo cercando di raggiungere l’obiettivo prefissato.

L’essere umano ha sviluppato una elevata capacità di stabilire obiettivi elevati, complessi e interconnessi. Tuttavia, questa abilità cozza con i limiti fondamentali delle nostre capacità di controllo cognitivo. In altre parole, le due abilità non si sono sviluppate a pari velocità e ciò che noi definiamo “multitasking” consiste semplicemente nel passare velocemente da un compito a un altro, non nel gestirli contemporaneamente. Questo limite tende ad accrescersi con il passare del tempo e con l’età diminuisce la capacità di bloccare le distrazioni. È questa la ragione per cui le persone più avanti con l’età hanno progressivamente più difficoltà dei giovani a mantenere l’attenzione alta e a concentrarsi sulla conversazione in un ristorante molto affollato.

Questa riflessione ha un impatto fondamentale sulla formazione. Possiamo renderci conto solamente attingendo alle nostre esperienze personali che siamo più capaci di mantenerci concentrati su obiettivi di cui ci importa davvero, mentre è più facile distrarsi se siamo poco coinvolti nel nostro lavoro. Allo stesso modo, personalizzare l’obiettivo sullo studente farà sì che si aumenti la soglia di attenzione.

Un apprendimento che si allarga per includere nuovi obiettivi e sfide quotidiane. Nell’era digitale, in cui le distrazioni si moltiplicano e prendono la forma di schermi scintillanti e nuove connessioni virtuali, coinvolgere e lasciarsi coinvolgere è un risultato per cui occorre molta concentrazione.

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