La corsa alla felicità non effimera: addio a Zygmunt Bauman

1451504427_675885_1451510007_sumario_normal.jpgZygmunt Bauman ci aveva messo in allerta sui rischi di quella che lui definiva “modernità liquida” ben prima che ne vedessimo gli effetti concreti.

Dal Seicento in poi, la nostra società ha seguito la direzione di uno schema sempre più pervasivo, ordinato e solido. Guadagnando in sicurezza e prevedibilità, ma perdendo in autonomia e libertà. Negli ultimi decenni, a partire dal periodo post-bellico, abbiamo cambiato traiettoria. Ci ha caratterizzati una sempre maggiore liquidità, fatta di scelte effimere e orizzonti sempre nuovi. Senza legarsi indissolubilmente a uno status preciso, tutto può cambiare in qualunque momento.

La certezza lascia il posto all’incertezza, al tutto e subito e repentino, all’evoluzione veloce di pensieri che una volta erano lenti, se non del tutto fermi. Tutto si alleggerisce e si trasforma, spinto da nichilismi oramai ineluttabili.

Il risultato, che iniziamo a intravedere sull’onda lunga di quel periodo, è un presente senza nome caratterizzato da diversi elementi: la crisi dello Stato di fronte alle spinte della globalizzazione, quella conseguente delle ideologie e dei partiti, la lontananza del singolo da una comunità che lo rassicuri.

La globalizzazione ha amplificato questa tendenza, abbattendo ogni possibile barriera. Gli spazi si fanno larghi, variegati, colorati e dinamici. I giovani di oggi saranno i protagonisti della transizione verso un nuovo equilibrio, inevitabilmente diverso da quelli precedenti. Ma, secondo Bauman, dovrebbero prendere di petto la sfida dell’incertezza e rinunciare all’illusione che la vita possa essere una sequenza continua di piaceri effimeri, per costruire una nuova solidità.

L’era del disorientamento e del caos deve cedere il passo a un nuovo orientamento e a un nuovo kosmos, secondo la definizione dei Greci di ciò che si contrappone al caos.

È una solidità fatta di orizzonti malleabili e in uno spazio comune più ampio. In cui trovano spazio ambizioni da inseguire e desideri da realizzare, sogni e realtà. Ma anche Libertà e felicità.

Con garbo e umiltà, infatti, Bauman ha ispirato il suo personale viaggio come uomo all’insegna del famoso motto di Goethe: la felicità consiste nel superare, giorno dopo giorno, l’infelicità.

Ci mancheranno la sua sagacia e la sua intuizione, ma è il compito di chi rimane portare avanti la visione di chi ci ha preceduti.

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