Fuori dalla comfort zone: uscire dagli schemi della conformità

Conformarsi è un tratto istintivo dell’essere umano.

Vi sarà capitato almeno una volta di trovarvi a un dibattito, a una conferenza o in qualunque altro contesto di gruppo, in cui vi siete messi a ridere a un certo punto solo perché gli altri stavano ridendo. Non ha importanza se abbiamo capito la battuta o no; se gli altri ridono, noi tendiamo a ridere a nostra volta.

Se tutti si alzano in piedi in una sala d’aspetto in una clinica all’udire di un breve suono, anche se non ne capiamo il motivo, tenderemo a uniformarci a quanto fa il gruppo e ad alzarci anche noi, come mostra questo video:

“Non sapevo perché tutti si alzassero, ma l’ho fatto per non sentirmi esclusa”, dice la ragazza, inconsapevolmente protagonista dell’esperimento sociale.

Uscire dagli schemi di quella che riteniamo una norma sociale (anche se fittizia, come nel caso dell’esperimento mostrato nel video), ci fa immediatamente sentire vulnerabili ed esclusi.

Una ricerca per l’Harvard Business Review è andata più in profondità sul tema dei comportamenti sociali e riporta i risultati di una indagine sulla conformità, applicata al contesto aziendale.

Più della metà dei 2000 dipendenti intervistati sostiene di sentire la pressione a conformarsi a determinati comportamenti sociali, che possono variare dall’indossare l’abbigliamento considerato più appropriato, alle opinioni che si esprimono.

La pressione sociale è senza dubbio un potente aggregatore. In un esperimento condotto dallo psicologo Solomon Asch negli anni ‘50, è stato chiesto a un gruppo di persone di prendere una semplice decisione: scegliere quale delle tre linee su una carta aveva la stessa lunghezza di quella disegnata su un’altra carta.

Intervistati singolarmente, tutti i partecipanti hanno scelto la linea giusta.

Quando è stato posto loro lo stesso quesito in presenza di attori pagati che sceglievano di proposito la linea sbagliata, il 75% ha scelto di conformarsi al gruppo, benché la scelta non fosse corretta.

La logica del gruppo non lascia spazio alla non-conformità. O sì?

Uscire dagli schemi è produttivo. Lasciare ai propri dipendenti la libertà di esprimersi e dare il proprio contributo, senza replicare il già noto e prevedibile, consente di guardare la vita con lenti e prospettive diverse.

Le aziende, come gli individui, tendono a conformarsi con facilità, specialmente quando il business va bene. L’eccessiva conformità – pressione dei colleghi, accettazione dello status quo – porta le persone a credere di non essere davvero determinanti per il lavoro che svolgono, ad annoiarsi e a non considerare un punto di vista differente.

Una non-conformità costruttiva può aiutare ad evitare tutto questo e a recuperare il senso delle proprie azioni. Incoraggiare comportamenti fuori dagli schemi, seppur nei limiti di una prospettiva costruttiva e inclusiva, potrà essere uno stimolo interessante per l’innovazione, lo sviluppo e il cambiamento.

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