Creare una base larga di crescita economica: lo sguardo prospettico di Barack Obama

dnews-files-2015-11-miracle-plant-670-jpgLa speranza in un nuovo futuro è una crescita economica non solo sostenibile, ma anche condivisa.

Sono queste le parole con cui si chiude l’articolo del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama per l’Economist. Un messaggio che racconta i progressi e traccia una strada di sviluppo, che parla di crescita e indica la direzione.

Parlando di Stati Uniti affronta tanti temi, validi anche per l’Italia e l’Europa: disoccupazione, disuguaglianze, sostenibilità, accesso all’istruzione. Tutti fattori che, concatenati, formano un quadro per cui è necessario un intervento capillare e sfaccettato, che lavori a effetto domino con l’obiettivo di una crescita inclusiva e sostenibile.

La disuguaglianza porta con sé un divario sociale che vede dirigenti di azienda pagati anche 250 volte più dei loro dipendenti, una offerta di lavoro che spesso non combacia con la domanda e lascia fuori fette importanti di popolazione. Problemi sociali che si ripercuotono anche sul futuro dei giovani.

L’istruzione, pur adeguata al progresso tecnologico e all’espansione dei confini, è un nodo fondamentale per lo sviluppo. Dobbiamo formare i giovani all’innovazione e alla resilienza: questi sono i due ingredienti immancabili per creare una base di crescita inclusiva, sostenibile e diffusa.

La prossima settimana uscirà per Rubbettino la traduzione italiana di Frugal Innovation, di cui sono co-curatore: un manuale per fare non solo di più, ma meglio, con meno. La crescita inclusiva parte da là, da un approccio dinamico, innovativo e flessibile. Semplice ma non semplicistico, frugale ma non scadente.

Usare meno risorse per ottenere lo stesso risultato è un eccellente esercizio, che ha tutto il valore educativo di cui il momento storico in cui viviamo ha bisogno. Occorre educare, ed educarsi, a valorizzare le proprie risorse e a ottimizzarle per arrivare a un risultato che serva sé stessi e la comunità, che alimenti la base di crescita e la allarghi per includere quel margine che spesso viene lasciato indietro. È un principio jugaad sempre valido.

La scuola, l’università, la formazione in generale servono precisamente a questo. La conoscenza non aumenta in verticale, ma si nutre in gran parte anche delle interazioni trasversali. Educare a questo i nostri ragazzi vuol dire invertire il meccanismo del domino e costruire qualcosa di più grande e duraturo.

È la speranza per il futuro di Obama, e non solo.

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