Si può insegnare ad essere imprenditori?

breakthrough.jpgStanford è una delle università leader nel mondo per innovazione e imprenditorialità. E proprio a Stanford sono convinti che l’imprenditorialità sia una capacità che è possibile apprendere. Non si tratterebbe di talento innato, dunque, ma di una abilità che si acquisisce con l’impegno e lo studio.

In un recente articolo pubblicato su eCorner, la piattaforma di formazione digitale dell’università di Stanford, l’autore sostiene la sua teoria immaginando come sarà il prossimo Steve Jobs. Proprio come l’ex CEO di Apple non possedeva una laurea in ingegneria, né tantomeno una specializzazione in particolare, così dovrà essere il prossimo innovatore rivoluzionario. Più importante della conoscenza teorica, Steve Jobs aveva una mentalità da innovatore e grazie ad essa ha guidato la vera e propria rivoluzione nel mondo digitale che conosciamo.

La critica dell’autore a molti sistemi universitari riguarda la tendenza a concentrare il sapere in silos. Si studia un determinato argomento, ci si specializza in esso e in quello spazio si rimane, senza quasi mai uscirne.

Secondo Richard Miller, presidente dell’Olin College of Engineering, l’innovazione ha luogo quando si sovrappongono tre obiettivi: possibilità, fattibilità e desiderabilità. In una università tradizionale la maggior parte degli studenti che si occupano della possibilità dell’innovazione (si può fare?) si trovano nei corsi di ingegneria, gli studenti che si occupano della fattibilità (è economicamente possibile?) frequentano un MBA, mentre gli studenti che si preoccupano della desiderabilità (come si sentono le persone?) si trovano generalmente nelle facoltà di scienze sociali.

Realtà separate, conoscenze frammentate.

Certo, alcuni obietteranno che l’imprenditorialità sia comunque questione più di arte che di scienza, che talora richiede di saper improvvisare di fronte a situazioni uniche e incerte. Ci sono però alcune caratteristiche comuni alla maggior parte degli imprenditori di successo, tra le quali:

  • la passione per la risoluzione dei problemi;
  • una visione per l’innovazione;
  • la capacità di costruire un nuovo prodotto o servizio e di creare il business attorno ad esso;
  • la tenacia di cercare costantemente feedback e procedere per tentativi di miglioramento;
  • l’empatia e l’abilità di ispirare chi ci sta vicino.

Tutto questo si può insegnare. O almeno, si può trasmettere agli studenti la voglia di esplorare al di là del proprio giardino, di guardare oltre il proprio campo di azione, di immaginare realtà diverse e non per questo meno interessanti.

Il cambiamento deve arrivare innanzitutto dalle persone, prima ancora che dall’università come istituzione. Possiamo e dobbiamo formare imprenditori disposti a diventare ambasciatori dell’innovazione nei loro settori, abili a mescolare le loro competenze con quelle di altri.

Solo così riusciremo a formare una generazioni di imprenditori e professionisti 4.0 e in grado di rimanere al passo con i tempi.

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