Sul Corriere della Sera il racconto dell’orto LUISS, palestra di formazione per tutti

15702218498_430208aa49_h.jpgIl Corriere della Sera di oggi, alla pagina 17 dell’edizione cartacea, racconta l’orto LUISS e il valore formativo che ha per gli studenti e per il quartiere. Un progetto che ha superato anche le più rosee aspettative e che in poco più di un anno si è trasformato in una vera e propria palestra di crescita.

Da settembre torneranno a lavorare nell’orto – che l’autrice dell’articolo definisce “il più condiviso della città” – ragazzi affetti dalla sindrome di autismo, al fianco degli studenti delle scuole medie e degli anziani del quartiere. Ma anche studenti e professori, perché l’inclusione sia il più possibile estensiva.

Si incontrano in mille metri quadri di terra realtà età e circostanze diverse. Vite diverse, abitudini diverse, che imparano a incontrarsi e parlarsi. Ma soprattutto, ad ascoltare.

Siamo abituati – o meglio, lo sono i ragazzi che arrivano all’università già super digitalizzati – a pensare che la tecnologia consenta di fare tutto con un click. Con l’e-commerce possiamo comprare un frullatore negli Stati Uniti o un tostapane dalla Germania con un click, possiamo telefonare in Australia con la stessa facilità con cui chiamiamo un amico che vive nel nostro stesso quartiere e ricevere in un giorno un libro dal Regno Unito.

Ma in tutto questo, troppo spesso ci dimentichiamo che alcune cose, forse le più importanti, richiedono tempo, pazienza e dedizione. Una pianta di pomodori non cresce se glielo ordiniamo con un click: serve cura, dobbiamo innaffiarla, dobbiamo potare ciò che è dannoso, dobbiamo fare attenzione che non venga attaccata dai parassiti.

La natura ha dei tempi e così i grandi risultati della nostra vita. Non si costruisce una carriera in un giorno, ma occorrono tempo, sacrificio e dedizione. Senza dimenticare di ascoltare chi ci sta vicino. Siamo gli animali sociali di cui parlava Aristotele e così dobbiamo interfacciarci con chi è al nostro fianco.

Dobbiamo ascoltare anche chi parla linguaggi diversi dal nostro e chi ha l’esperienza per raccontarci la storia, perché senza quella non si costruisce il futuro.

L’orto di viale Romania è tutto questo e molto di più. È visione, innanzitutto. Una visione che tante persone hanno contribuito a rendere una realtà formativa senza precedenti in Italia e che aspetta solo nuove braccia per crescere ancora di più e dare un valore ancora maggiore alla formazione che offrono la scuola e l’università.

D’altronde, il maestro non deve insegnare all’allievo cosa deve imparare, ma come deve impararlo. Noi vogliamo trasmettere la voglia di imparare un metodo, non solo le nozioni. Non solo sui banchi, ma anche in un orto, perché si impara anche – e soprattutto – in modo trasversale e condiviso.

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