Brexit: l’Europa (dis)unita che non ferma i giovani

saupload_B-Brexit-balloon.jpgA una settimana dal referendum consultivo che ha manifestato la volontà del popolo inglese di uscire dall’Unione Europea, con lo scombussolamento politico e istituzionale che ne è conseguito, è utile riflettere sulle ripercussioni che tale decisione avrà sui giovani.

Saranno loro i più colpiti da questa sentenza. Loro, che sono nati con orizzonti larghi e senza confini, abituati ad avere amici sparsi in ogni parte del mondo. È la generazione del couchsurfing strutturato, a cui non serve un hotel per visitare una città, ma basta un divano a casa di un amico, conosciuto magari all’università. È la generazione Erasmus, che spesso ha più di una cittadinanza, che non ha mai pensato di aver bisogno di un visto per trascorrere un weekend in un Paese a meno di due ore di volo da casa. È la generazione che frequenta corsi di laurea in lingua inglese per avere più chance di vedere posti nuovi.

In LUISS sono oltre 150 i programmi di scambi internazionali con università partner all’estero. 20 i double degree, che offrono ai ragazzi la possibilità di studiare un anno all’estero e conseguire un doppio titolo di studio. Per loro, che hanno opportunità di questo genere, non esistono “exit”.

I ragazzi che vivono nelle nostre università, i giovani laureati che hanno cercato opportunità all’estero, che hanno magari più di una cittadinanza e parlano fluentemente almeno due lingue: la nostra fragile Europa appartiene a loro, che preferiscono costruire ponti invece di alzare muri.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non è la fine dell’Europa, ma rappresenta un altro muro innalzato in più per i giovani che a 20-30 anni, oggi, di barriere non vogliono proprio saperne. Rappresenta un freno per chi vuole cercare opportunità all’estero, il che non è necessariamente una fuga di cervelli, ma semplicemente la voglia di conoscere nuovi mondi e culture.

Quali saranno le conseguenze della Brexit? Difficile a dirsi. Certo è che il sogno di una Europa unita non si sgretola con dei referendum nella mente di chi, di questa Europa, si sente davvero un cittadino.

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