Il mondo del lavoro in lenta ripresa: opportunità o miraggio?

cercare-lavoro-a-natale-300x153Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’ISTAT sul mondo del lavoro in Italia, stiamo assistendo a un consolidamento, lento ma progressivo, degli occupati e ad una lieve diminuzione della disoccupazione, pur sempre alta se confrontata con quasi tutti i nostri vicini in Europa.

Nel primo trimestre 2016 prosegue per l’ottava volta, infatti, la crescita tendenziale del numero di occupati (+242 mila in un anno) e il tasso di occupazione delle persone nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni sale al 56.3%. L’aumento riguarda soltanto i dipendenti, quasi esclusivamente a tempo indeterminato.

La popolazione tra i 25 e i 34 anni, i cosiddetti “giovani adulti”, risulta occupata per il 59.2%, con un aumento di oltre l’1% rispetto al primo trimestre del 2015.

I numeri si fanno ancora più interessanti quando si parla di occupazione per titolo di studio. Solo il 41.7% di chi è in possesso della licenza media risulta occupato, a fronte del 62.9% di chi ha un diploma. I laureati, invece, guadagnano uno scarto notevole, raggiungendo il 78% di occupazione.

Avere la laurea, insomma, paga, anche se il mismatch tra la domanda e l’offerta di lavoro continua ad essere un vuoto troppo ampio. La partita tra le competenze che diventeranno presto obsolete e le competenze chiave per lo sviluppo delle organizzazioni è già aperta e il sistema universitario italiano è in molti casi in colpevole ritardo.

Lo stesso concetto di “competenza” va rivisto e adeguato ai tempi, superando il limite imposto dalla necessità di preparazione tecnica a scapito della formazione esperienziale, in un 4.0 che galoppa e ci trascina. Il mondo moderno evolve seguendo la spinta delle idee, individuando i bisogni e le opportunità, e necessita di una visione prospettica di lungo raggio. Occorre visione per fare questo, capacità di immaginare al di là di quanto l’occhio riesce a vedere: progettando, sognando.

Cambia il mondo del lavoro e con esso devono cambiare inevitabilmente anche l’università e la scuola. Non più edifici dove è necessario recarsi per acquisire le informazioni, che oramai sono largamente reperibili anche altrove. Da istituzioni di apprendimento si stanno trasformando – ma è un processo ancora agli inizi e in continuo divenire – in piattaforme dinamiche di mescolanza di saperi, di conoscenze, di esperienze. In luoghi di crescita, di education nel senso più ampio e magico del termine. Dell’education che ci rende consapevoli, attenti, cittadini responsabili e impegnati a fare del nostro mondo, in fin dei conti, un posto migliore.

È un mondo, un Paese, in lenta risalita nella misura in cui è in grado di camminare sulle gambe delle opportunità, che le sfrutta come leva per passare al di là degli ostacoli. I numeri finora ci danno ragione, ma non basta ancora. Una buona formazione, che sia larga di esperienze e non lunga di frustrazioni, è la vera palestra con cui dobbiamo addestrare i campioni di domani a compiere i loro salti quotidiani.

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