Vestire i panni dell’altro: mondi nuovi e altre prospettive

7Perché un professore dovrebbe decidere di diventare allo stesso tempo studente? È successo a Mike Cross, docente di chimica al Northern Essex Community College, in Massachusetts, USA.

35 anni, moglie e tre figli, il prof. Cross ha deciso di iscriversi a un nuovo corso di laurea triennale, per conoscere a fondo le esigenze dei suoi studenti e vivere totalmente la loro esperienza. Quello che è successo dopo è stata una continua scoperta, raccontata in una intervista al Chronicle of Higher Education.

Sotto copertura, Cross ha vissuto da vero studente fino alla laurea, scoprendo cose che non avrebbe mai potuto sapere stando dall’altra parte della cattedra. In primo luogo, Cross ha dovuto affrontare la difficoltà di portare avanti gli studi nonostante avesse un lavoro a tempo pieno e una famiglia. Di conseguenza, se i suoi figli gli chiedevano aiuto per i compiti doveva lasciare da parte il suo studio e aiutarli. Questo gli ha fatto capire che spesso i suoi studenti non riuscivano a rispettare le deadlines non per pigrizia, ma perché avevano importanti esigenze personali a cui dare la priorità. In altri casi, Cross si è trovato a seguire le lezioni in aule non favorevoli e seduto su sedie particolarmente scomode, il che contribuisce a distrarre gli studenti così come ha finito per distrarre anche lui.

Questa esperienza, certamente estrema, racconta di un problema diffuso non solo tra i docenti, ma anche tra gli imprenditori e in altre situazioni ancora più generali. La difficoltà principale risiede nella capacità di mettersi nei panni di coloro che si trovano di fronte a noi per varie ragioni, studenti o clienti che siano.

Quanto siamo capaci di fare questo? Quanto siamo in grado di immedesimarci negli altri e creare un sentimento di empatia tale da capire le esigenze altrui e lavorare per migliorarle?

La capacità di essere empatici fino a questo punto è solo in parte innata. Il resto è plasmato dalle circostanze e da un ambiente in grado di favorire questa sintonia. In LUISS abbiamo creato spazi, in continua evoluzione, che servono precisamente questo scopo.

Ma tutto ciò non basta ancora. Un ambiente favorevole è solo una parte del lavoro. Il resto è dato da un cambiamento di attitudine, di mentalità; dalla capacità di uscire dal proprio giardino ed esplorarne di nuovi. Occorre spogliarsi, almeno temporaneamente, del proprio ruolo e rivestirne un altro, capire quello che altri pensano e provare ad assumere la loro prospettiva.

È un gran lavoro, ma nel lungo termine è una delle poche chance di sopravvivenza al cambiamento che ci sta travolgendo già adesso.

Occorre imparare a guardare la linea dell’orizzonte e capire che al di là di esso c’è l’altra metà di mondo. È questa visione che deve guidare i giovani di oggi e chiamarli a creare il “loro” 4.0, personale e condiviso. Questa visione è già futuro.

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