La mensa LUISS aperta a rifugiati e senza tetto

UnknownSabato 9 aprile la LUISS ha aperto lo spazio della mensa di viale Romania per accogliere rifugiati e senza tetto e offrire loro un pranzo assieme agli studenti.

Una bella iniziativa organizzata da alcune associazioni studentesche, in linea con lo spirito del Giubileo straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco, che ha visto sedute fianco a fianco due realtà che, in molti casi, si sono parlate quel giorno per la prima volta.

Questa iniziativa conferma la traiettoria che l’Ateneo sta prendendo, ossia quella che va verso una maggiore integrazione – sociale e culturale – con il territorio circostante e con le sfide che ciò può costituire.

La parola d’ordine è: condividere. Questo aspetto della formazione personale di un giovane viene di frequente messo in secondo piano, o tralasciato del tutto, nelle istituzioni tradizionalmente deputate a offrire una educazione nozionistica, scolastica e accademica. Tuttavia, in LUISS abbiamo ritenuto che fosse un aspetto fondamentale.

Educare al dare, al condividere, al donare il proprio tempo e le proprie risorse in favore di chi ne ha bisogno è parte fondamentale di una formazione a 360°.

I ragazzi che si laureano oggi vengono catapultati in un mondo difficile, in cui il lavoro non è facilmente reperibile, l’internazionalizzazione impone di adottare comportamenti e mentalità diversi rispetto a quelli di qualche decennio fa, e in cui abbiamo capito che le risorse (naturali e umane) non sono infinite.

Secondo uno studio della Ellen MacArthur Foundation del 2015, se l’Europa adottasse una economia più circolare potrebbe avere ricavi netti pari a 1.6 trilioni di euro. Un’altra ricerca indica che l’economia circolare potrebbe far aumentare il PIL del Regno Unito di 29 miliardi di sterline e creare 205,000 nuovi posti di lavoro.

La circolarità non è l’ultimo di una serie di principi economici. È un approccio diverso e nuovo alla vita, al management nel senso più diffuso del termine, alla mentalità che decidiamo di adottare per sopravvivere alle difficoltà del mondo in cui ci troviamo ad essere e che abbiamo il compito di rendere un posto migliore.

In un tale quadro, l’unica via di uscita è quella di condividere ciò che si ha per crescere di più, e meglio.

L’educazione alla circolarità – di economia, di risorse umane e materiali – passa anche e soprattutto da esperienze dall’intenso valore formativo come quella del pranzo con senza tetto e rifugiati di sabato. Dalla pratica della solidarietà invece che dalla teoria, dalla realtà della vita invece che dal suo semplice studio.

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