La bellezza produttiva salverà l’economia?

colosseoIl Corriere della Sera ha recentemente aperto un canale dedicato alla Bellezza del nostro Paese. Un anno di racconti di esempi di bellezza nostrana, che facciano da contraltare a quei racconti di bruttezza – criminalità, insicurezza, corruzione, sfiducia, fuga dei giovani – che fanno perdere le speranze in un Paese che deve ripartire.

Si raccontano il Pantheon, la cupola del Brunelleschi e altri capolavori, tutti frutto dell’ingegno umano, capolavori che continuano ad attrarre milioni di persone da tutto il mondo. Si racconta dell’audacia di chi ha realizzato ciò che sembrava inverosimile, ma cose “ben fatte”.

Se l’Italia è ancora il Paese del “saper fare”, è di non trascurabile importanza l’impatto economico – troppo spesso dimenticato – che ciò può avere.

Secondo i dati elaborati dal World Travel and Tourism Council, infatti, nel 2014 il contributo diretto del settore turistico all’economia italiana è stato pari al 4.1% del PIL totale. Inoltre, è attesa per il 2015 una crescita pari all’1.8% di PIL, e al 2.1% entro il 2025 (per arrivare al 4.6% di PIL). Inoltre, il contributo totale (che include gli effetti diretti, indiretti e indotti) del turismo è stato pari al 10,1% del PIL nazionale.

Le proiezioni esclusivamente funeste sul futuro non aiutano ad avere la spinta necessaria a migliorare la situazione presente. L’attenzione verso la bellezza delle piccole e delle grandi cose, l’allenamento nell’imparare a riconoscerle, aiuta a trarre il meglio da ciascuna situazione. L’impegno di LUISS in questo senso è quello di coltivare la bellezza – del campus, dei programmi formativi, delle attività extracurriculari – per preparare i futuri laureati a ricreare la bellezza nelle loro professioni.

La bellezza non è sempre evidente in sé, molto spesso va ricercata con coraggio e perseveranza, imparando a guardare al di là dell’apparente: beyond. Coltivare la bellezza, fare bene e fare del bene, condividere e migliorare, mettere a frutto il proprio ingegno per creare qualcosa di semplicemente migliore: queste sono parole d’ordine, oramai divenute imperativi, da cui non si può più prescindere.

E se è vero che “la bellezza salverà il mondo”, non resta che prepararsi a dare ciascuno il proprio contributo.

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