Quanto è equa la nostra fetta di mondo?

Come ci dividiamo il mondo? Se lo chiede Max Galka su Metrocosm, in una interessantissima mappa interattiva del globo, che cambia forma a seconda della lente che decidiamo di usare. I cartogrammi sono infatti uno strumento particolarmente utile per visualizzare immediatamente l’impatto sociale delle varianti economiche. Nella fattispecie di Metrocosm, si tratta di sei variabili socioeconomiche: PIL, debito pubblico, demografia, nascite, ricchezza, miliardari. I dati che emergono sono particolarmente curiosi.

Oltre al già noto boom demografico dell’est asiatico, nella fattispecie di Cina e India, colpisce la concentrazione di ricchi e super-ricchi in Europa (in particolare, in Regno Unito e in Germania in rapporto alla popolazione) e negli Stati Uniti, evidenziando una netta disparità tra Paesi industrializzati e quelli emergenti.

Dunque, il nostro mondo è diviso male. Le risorse sono allocate, distribuite e utilizzate male. Quasi tutta la ricchezza è accumulata in poche mani fin troppo capienti e la crescita della popolazione è disorganizzata e mal supportata laddove è preponderante. Secondo Capgemini, circa il 67% della ricchezza mondiale è detenuta da 4 grandi economie (US, Giappone, Germania e Cina), mentre il resto del mondo occupa il restante 33%.

Il cibo e le risorse naturali, poi, costituiscono un altro fattore di vitale importanza per rendere sostenibili gli standard di crescita. Ai tassi correnti, per supportare i livelli di consumo attuali, afferma il CEO di Unilever Paul Polman, entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per fornire le risorse di cui abbiamo bisogno oggi e assorbire i nostri rifiuti. Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, infatti, il 40% del cibo negli Stati Uniti viene sprecato. Il che non significa che sia cibo perso nella filiera produttiva, ma cibo ridotto a rifiuto al livello del consumatore.

Globalmente, lo spreco di cibo ammonta a 1.6 miliardi di tonnellate, di cui 1.3 miliardi commestibile. Il volume totale dell’acqua utilizzata per produrre il cibo che viene sprecato è pari a tre volte il lago di Ginevra. Il 28% della superficie coltivabile della Terra – viene utilizzato per produrre cibo che viene scartato.

Il concetto di crescita sostenibile è legato precisamente a questo, all’idea cioè di gestire le risorse in modo efficiente e a costi contenuti, cambiando modelli di business altrimenti insostenibili.

La sostenibilità è dunque un imperativo dei nostri giorni, un impegno serio e mirato a preservare la vivibilità del pianeta per le future generazioni. La scuola e l’università hanno il compito di coadiuvare nella realizzazione di veri e propri laboratori di vita sostenibile, insegnando a riutilizzare ciò che è riciclabile e a condividere quanto a disposizione di ciascuno (spazi, libri, conoscenze…).

Ogni grande cammino inizia con un piccolo passo, in cui ognuno può fare la differenza, e fare la differenza significa guardare oltre ciò che è evidente. Siamo pronti?

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