La felicità aiuta a vivere (e a lavorare) meglio

happiness-1Gabriele Romagnoli, giornalista che collabora con “Repubblica”, ha di recente pubblicato un libro essenziale su come imparare a stabilire delle priorità nella vita, cogliendo, appunto, l’essenzialità nelle cose. Solo Bagaglio a Mano si propone di aiutare a comprendere come essere meno ingombranti – e “ingombrati” da oggetti e pensieri superflui. Romagnoli ha avuto modo di pensarci in Corea del Sud, mentre era virtualmente morto, chiuso in una cassa di legno, grazie al rito-esperimento di una società che si chiama Korea Life Consulting, che ha come obiettivo quello di simulare un funerale per chi ha intenzione di suicidarsi, nella speranza che alla fine non lo faccia davvero.

Prima di essere chiuso in quella bara, con addosso solo una vestaglia senza tasche (perché, come si dice a Napoli, “l’ultimo vestito è senza tasche”), al giornalista sono stati mostrati dei dati, riportati nel libro, su come cento individui di 80 anni hanno passato la loro vita: 23 anni a dormire, 20 a lavorare, 6 a mangiare, 5 a bere e fumare, altri 5 aspettando un appuntamento, 4 a pensare, 228 giorni a lavarsi la faccia e i denti, 26 giocando con i figli, 18 a farsi il nodo alla cravatta.

E 46 ore di felicità.

Nella nostra vita siamo felici in media solo 46 ore.

Eppure, la felicità rende maggiormente produttivi anche nel lavoro. Molte aziende statunitensi, come racconta il Corriere della Sera, sono ora alla ricerca del Chief Happiness Officer (CHO), ovvero del dirigente addetto della felicità dei dipendenti. Il loro obiettivo è quello di portare gioia e soddisfazione tra i lavoratori, motivandoli e rendendoli felici di arrivare in ufficio al mattino.

Secondo Alexander Kjerulf, consulente aziendale e cofondatore di WooHoo inc – Happiness at work, si lavora di più (e con maggiore profitto) se la felicità contribuisce a stimolare e coltivare i talenti. Rendendo l’ambiente di lavoro un luogo più gradevole, la produttività aumenta. E aumentano perfino le capacità – individuali e collettive – di affrontare nuove sfide.

Per rendere l’ambiente di lavoro più gradevole, e quindi rendere più felici i dipendenti, è sufficiente disimparare quanto appreso nella tradizionale cultura aziendale, ossia che Curiosity killed the cat. La curiosità, la voglia di esplorare orizzonti nuovi e di lasciare la propria impronta su un’innovazione, piccola o grande, è il vero motore per la crescita. Dare la libertà ai dipendenti di sperimentare le proprie idee, stimolando la loro voglia di fare all’interno delle proprie mansioni – invece di scindere lavoro e passioni – e lasciando loro lo spazio necessario per condividere i risultati delle sperimentazioni, contribuirà certamente a migliorare le performance e a rendere il posto di lavoro più gioioso per tutti.

Siamo pronti ad accogliere i CHO anche nelle aziende italiane e ad aumentare le nostre ore di felicità?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...