Working fast and slow: oltre l’email, la tecnologia che acceca

In principio era l’email. Fino a metà anni novanta il lavoro si svolgeva principalmente con scambi verbali, anche di tanto in tanto si ricorreva alle email, le prime forme di comunicazione digitale sistematica.

Poi, fino a qualche mese fa, si lavorava principalmente con le email. Il meccanismo era semplice ed efficace, anche se si è arrivati ben presto agli eccessi.

Stando al seguente diagramma, il 54% degli utenti con uno smartphone legge la mail poco prima di andare a dormire, e comunque spesso, mentre il 49% immediatamente appena svegli. Il 58%, poi, usa il cellulare per leggere le email anche in vacanza.

Inoltre, stando al “2013 Digital Publishing Report: Retail Apps & Buying Habits” di Adobe, il 79% usa lo smartphone per leggere le email, una percentuale più alta di coloro che lo usano per telefonare.

Da qualche mese si sono aggiunti alla schiera degli strumenti di lavoro digitale anche sms e i social network. Secondo We Are Social, gli italiani trascorrono 6.7 ore al giorno su internet (tra mobile e desktop), e 2.5 ore sono dedicate all’utilizzo di canali social: contro una media mondiale di 2.4 ore (2 ore in Francia e 1.9 in Spagna – per offrire dei termini di paragone). Whatsapp, ad esempio, conta 900 milioni di utenti attivi almeno una volta al mese, una crescita esponenziale per il social network, che aveva toccato gli 800 milioni di utenti solo nell’aprile 2015.

In particolare, Whatsapp è portatore di un nuovo modo di concepire le richieste di lavoro. Si tratta in questo caso di richieste rapide, che tendenzialmente hanno un tempo di realizzazione più breve, e portano a una immediatezza comunicativa senza precedenti.

Per di più, ci “incatena” a una risposta. Già, perché con l’introduzione della doppia spunta blu (che indica che il messaggio è stato ricevuto e letto) non si può più dire che qualcosa ci è sfuggito, dunque questo nuovo linguaggio interpersonale non può che creare un senso maggiore di urgenza, oltre che mettere in gioco addirittura il rispetto tra le persone. Quasi una tecnologia che acceca…

Cambiano i linguaggi, cambia il piano comunicativo, le interazioni si semplificano nell’informalità di un messaggio e ritornano ad essere, in un certo senso, più personali.

Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’Economia, ha scritto il suo best-seller Thinking fast and slow analizzando i processi che ci portano a ragionare o velocemente e secondo l’intuito, o lentamente e in modo deliberato. Il nostro approccio alla comunicazione si colloca in una necessaria commistione dei due aspetti.

La connettività, in inglese connectedness, è diventata una utile necessità pressante del nostro tempo – a dispetto anche della libertà “di non rispondere”…- ed ancor più un sistema per accelerare burocrazie e processi in modo frugale, low cost ed efficace. Sarà anche questa la strada per uno sviluppo sostenibile?

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