Il titolo che funziona

toccoIn un post di due mesi fa mi domandavo se avere una laurea fosse redditizio abbastanza da valere i soldi spesi per la formazione. In quel caso, la risposta era sì, e i tassi di occupazione dei laureati rispetto ai diplomati lo dimostrano chiaramente.

Tim Cestnick, direttore amministrativo di Advanced Wealth Planning, Scotiabank Global Wealth Management, e fondatore di WaterStreet Family Offices, in un recente articolo pubblicato sul giornale canadese The Globe and Mail, sulla falsariga di ciò si domanda quanto paghi in termini salariali il fatto di conseguire un titolo universitario.

Cestnick riporta dati interessanti. Secondo lo studio del Centro di statistica canadese, il 68% dei giovani tra i 25 e i 29 anni sono in possesso di un titolo universitario, a fronte del 43% nel 1981. Il che comporta che un numero maggiore di giovani vive con i genitori più a lungo, considerando che la loro carriera lavorativa inizia esattamente sei anni più tardi: il 25% nel 2011 a fronte dell’11% del 1981.

La differenza salariale a due anni dalla laurea tra chi consegue un titolo di alta formazione e chi frequenta solo il college è notevole (58,000$ a fronte di 37,000$), e una delle variabili è il campo di studi: 39,000$ per i laureati in campo artistico e 52,000$ nelle professioni sanitarie.

La conclusione che Cestnik ricava da questi dati è che il valore del titolo che si consegue è proporzionale alla retribuzione futura della propria professione.

Confrontando questi dati con il corrispettivo italiano, notiamo un’analogia interessante, che sostiene la tesi che prendere una laurea vale comunque il tempo – e il denaro – impiegato.

Un’analisi su recenti dati Ocse dimostra che nella maggior parte dei paesi sviluppati coloro che sono in possesso di un titolo di studio paragonabile alla laurea specialistica italiana guadagnano circa il 45% in più di coloro che hanno conseguito la sola licenza superiore.

Inoltre, la Banca d’Italia ha preso in esame i rendimenti dell’istruzione scoprendo di trovarsi di fronte ad un investimento sicuro, fino ad affermare che si raccolgono più frutti studiando che seminando investimenti in azioni e titoli obbligazionari. Un anno di istruzione corrisponderebbe ad un rendimento medio privato pari all’8.9%, contro il 5.2% del rendimento annuale lordo di un investimento azionario, il 3,6% di profitto del classico investitore e l’1.9% dell’utile dei titoli non azionari (Bot e bond societari).

Dunque, nonostante in tempi di crisi si possa pensare il contrario, laurearsi serve alla futura occupazione. È fondamentale che l’università offra, oltre a curricula strutturati e in linea con le esigenze delle aziende, anche gli strumenti necessari a sviluppare la creatività individuale, per creare il proprio lavoro laddove non si sia soddisfatti di ciò che si trova.

LUISS Enlabs, alla stazione Termini di Roma, serve proprio a questo: dare ai ragazzi di tutte le università italiane la possibilità di mettersi alla prova e creare la propria azienda. Ad oggi, in due anni sono nate in quegli spazi oltre 30 start-up, per un totale di oltre 300 ragazzi che hanno creato il loro lavoro.

La laurea non è un punto d’arrivo, ma un inizio, un’opportunità, una sfida da vincere. E vale i soldi spesi.

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