Le cento solitudini

solitudine_lonelinessIl colonnello Aureliano Buendía comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine.

Così scriveva Gabriel Garcia Marquez nel suo Cent’anni di solitudine, ma ciascuno di noi potrà riconoscersi con difficoltà nella scelta del colonnello Buendía.

La malattia del nostro tempo, secondo il sociologo Zygmunt Bauman, è la paura di essere soli. Parafrasando Garcia Marquez, potremmo dire che è la paura di cento solitudini. Una paura che rode così a fondo il nostro animo da averci fatto trovare decine di modi per essere sempre connessi con gli altri.

In un recente articolo di Repubblica che riporta un estratto dell’intervento del sociologo alla Milanesiana, rassegna di filosofia che si tiene a Milano, Bauman parla di una vera e propria ossessione, che quasi ci costringe ad essere connessi per darci l’illusione di essere più apprezzati e meno soli.

Ciò che è peggio, prosegue Bauman, è che tendiamo a portare le dinamiche della vita offline nel mondo online, guadagnando però da quest’ultimo ad esempio la facilità con cui gestire i rapporti personali, che si possono troncare in tempi molto più rapidi e senza particolari traumi, o la revocabilità di alcune scelte o decisioni, che difficilmente nel mondo online portano a conseguenze ineluttabili.

Il risultato è un progressivo scollamento delle due realtà, che si ri-assemblano spesso in modo scomposto e disarticolato, con ripercussioni importanti sul piano etico e sociale.

La formazione ha un ruolo chiave nell’impedire che ciò avvenga. La scuola, e poi l’università, ha il compito di insegnare a bilanciare queste due dimensioni, vivendo in modo pieno la “modalità offline” e capendo come ottimizzare quella online, traendone i vantaggi e limitandone le conseguenze negative sul piano sociale.

Il nostro ruolo formativo non può prescindere dal considerare l’interconnessione delle reti come un plus che accelera il processo educativo e insegna la capacità di gestire più compiti contemporaneamente. Le distanze del mondo si accorciano, gli orizzonti si allargano.

Vanno tuttavia preservati i legami reali, tradizionali e fisici che permeano la nostra società.

In LUISS insegniamo ai nostri studenti a sporcarsi le mani con la terra dei campi confiscati alle mafie, a coltivare un orto, a gestire il rapporto con il cliente in un bar o in una pizzeria. Mantenere questo legame con la voce, il tatto e l’olfatto del mondo reale aiuta a preservare quella dimensione offline da cui non è necessario fuggire, imparando anche a godere talvolta del silenzio della solitudine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...