Quale scuola per i nostri figli?

scuola-digitale-120903114800_mediumIl metodo con cui nelle nostre scuole si insegna ai bambini – e successivamente ai ragazzi – ha una profonda influenza sul modo di concepire la società da parte loro. Una vasta letteratura, insieme ad una visione empirica, supporta il fatto che l’immagine che i ragazzi si formano delle istituzioni è direttamente correlato con il modo in cui sono stati istruiti.

Maximo Ibarra, CEO di Wind e docente presso la LUISS, ha fatto riferimento alcuni giorni fa contro un sistema scolastico troppo vecchio, che lascia da parte l’aspetto emotivo e creativo di uno sviluppo tecnologico che rischia di travolgerci lasciandoci inconsapevoli.

Oggi abbiamo un sistema formativo improntato al nozionismo, alla conoscenza verticale, per “silos”, all’intelligenza solo “tecnica” e non emotiva e sociale. Ci siamo dimenticati che il nostro Paese ha introdotto, nel Novecento, un’innovazione che dobbiamo riscoprire in chiave digitale: “il metodo Montessoriano”: più soft skills, creatività, attitudine alla personalizzazione e alla capacità di avere sempre chiara la “big picture”, maggiore solidarietà e rispetto, un profondo senso etico e una condizione di meritocrazia che non significa sopraffazione bensì merito autentico.

(…) Abbiamo bisogno di centrare il nostro sviluppo e la crescita sulla risorsa strategica per eccellenza: l’essere umano. Questa deve essere la priorità assoluta dell’Italia a partire da oggi. Senza perdere tempo.

Le parole di Ibarra ci ricordano quanto sia importante prendere il meglio, carpire ciò che di buono è stato – e viene tutt’ora – fatto nella scuola italiana per poter migliorare sempre di più. Le sfide a cui i ragazzi dei nostri tempi sono chiamati sono molteplici e cambiano repentinamente. Innanzitutto, la tecnologia, come spiega Ibarra. Lo sviluppo tecnologico ha visto negli ultimi anni una crescita esponenziale e il nostro sistema scolastico fatica a stare al suo passo, tanto che i bambini di oggi sono spesso più competenti degli adulti quanto a nuove tecnologie.

In secondo luogo, la scuola di oggi appare a volte ingessata e che lascia poco spazio alla creatività e all’iniziativa. L’idea del metodo Montessori 2.0 funziona nella misura in cui siamo in grado di allentare le redini di un sistema che richiede innovazione, favorendo l’iniziativa personale dei bambini e ragazzi, che possono imparare anche – e soprattutto – con efficaci metodi peer-to-peer.

L’educazione finlandese si basa su molti di questi principi: lasciare libertà allo studente di privilegiare lo studio delle materie che preferisce, un ambiente scolastico che favorisca la contaminazione e l’apprendimento condiviso, i diversi parametri con cui vengono misurati e mai in tenera età. Il risultato è che il 93% dei finlandesi è diplomato e ben il 66% va all’università, il tasso più alto in Europa, a fronte del 22% italiano.

Cosa manca al nostro Paese per raggiungere questi livelli? La riforma della scuola approvata oggi rappresenta un tassello certamente importante per potenziare il sistema scolastico italiano e renderlo più competitivo ed efficace per il mondo del lavoro. Sicuramente è da elogiare l’iniziativa di inserire tirocini e stage in azienda già dal liceo, per dotare i ragazzi dell’esperienza di cui avranno bisogno all’ingresso del mondo del lavoro.

L’appello di Ibarra deve essere per noi un monito, un invito a fare della buona scuola una priorità in continua crescita.

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