…e la memoria?

Make It Stick: The Science of Successful Learning, di Peter C. Brown, Henry L. Roediger III e Mark A. McDaniel, è un “must read” per chi si occupa di education. In questo saggio del 2014 i tre scienziati e neuropsicologi esplorano diverse tecniche per apprendere con successo, ottimizzando i contenuti imparati senza sprecare tempo ed energie. Sfatano inoltre alcuni miti consolidati tra le mura delle scuole a tutte le latitudini, come ad esempio il fatto che sottolineare e rileggere il testo più volte, oppure ripetere ad alta voce, aiuti ad incamerare meglio i concetti. Secondo gli autori, un ruolo preponderante nell’apprendimento di successo è giocato dalla memoria, che rappresenta uno strumento efficace per svolgere compiti cognitivi complessi, come ad esempio applicare determinate conoscenze a problemi o situazioni sconosciuti o mai affrontati prima.

Nelle nostre scuole si impara sempre meno a memoria, convinti che non ce ne sia più molto bisogno, vista l’ampia disponibilità di strumenti tecnologici che sostituiscono questa capacità, in modo spesso più accurato. Tuttavia, la memoria ha una funzione cognitiva fondamentale non solo per il problem-solving, ma anche per lo sviluppo della logica e per l’apprendimento in generale e la conoscenza spesso è legata all’emozione di quello che si ricorda. La memoria seleziona lentamente, immagazzina e conserva conoscenze.

Anche il modo “fisico” di apprendere influenza la capacità di memorizzazione e di pensiero critico. Uno studio dell’università di Princeton ha mostrato come l’utilizzo di mezzi tecnologici per prendere appunti non sempre aiuti a memorizzare un maggior numero di informazioni. Chi prende appunti a mano, dunque scrivendo più lentamente, seleziona maggiormente i contenuti, li metabolizza e li ricorda meglio.

Marta Nussbaum, conosciuta per la sua teoria delle capabilities enunciata in Creare capacità, afferma: “I Greci credo che si affidassero alla memoria in gran parte perché molti erano analfabeti. E non è certo una cosa da incoraggiare nel mondo moderno. Quando la gente sa leggere, non deve mandare a mente un intero dramma di Shakespeare. Eppure potrebbe esserci un motivo per memorizzarne delle parti, se si vuol ascoltare meglio il ritmo della poesia. (…) La memoria però è cruciale nel fornire un’architettura o un quadro generale a un pensiero più particolareggiato.”

Eppure al riguardo il dibattito è ancora tutt’altro che sopito. Già nel 2008 Don Tapscott, autore di Wikinomics e manager, sosteneva che imparare a memoria alcune nozioni sia ormai inutile per la “Google generation”. Ora che i ragazzi hanno libero accesso a un numero di informazioni infinitamente più ampio rispetto alla generazione precedente, certi processi di apprendimento non servono più. Al contrario, sostiene Tapscott, è utile che questi dati vengano utilizzati come base per sviluppare pensiero critico e capacità di analisi, senza perdere tempo a recuperare nella memoria informazioni prontamente disponibili sui motori di ricerca.

Quale che sia la propria posizione in questo dibattito, è certo che sia la memoria che la capacità analitica delle informazioni siano da incoraggiare nel processo di apprendimento che avviene nelle aule scolastiche e universitarie.

La facoltà della memoria è grandiosa. Ispira quasi un senso di terrore, Dio mio, la sua infinita e profonda complessità. E ciò è lo spirito, e ciò sono io stesso. (Agostino d’Ippona)

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