Talento o perseveranza?

Un esperimento internazionale raccontato dalla BBC ha messo alla prova l’idea che dietro ad alcune abilità ci sia solo il talento innato, dimostrando che con l’intensa applicazione in una determinata attività si possono raggiungere risultati sorprendenti, a prescindere dal talento.

Per fare ciò hanno selezionato un ragazzo inglese con una scarsa attitudine per lo sport, con lo scopo di trasformarlo in un campione di tennis da tavolo. Dopo circa sei mesi di allenamento quotidiano, Sam aveva compiuto miglioramenti sorprendenti ed era in grado di sfidare e battere giocatori di lunga data, anche se al termine dell’anno non era esattamente la star che gli studiosi avevano previsto.

Tuttavia, l’esperimento ha messo in luce le differenze culturali alla base della convinzione che dietro certe abilità ci sia necessariamente un talento innato. Andreas Schleicher, esperto di educazione dell’OCSE, sostiene che questa idea predomini soprattutto nel mondo occidentale. È opinione diffusa in Occidente che, ad esempio, buoni risultati in matematica siano quasi esclusivamente frutto di un’attitudine innata, il che porta chi non ottiene risultati altrettanto brillanti a pensare che non abbia talento sufficiente per i numeri e dunque a lasciar perdere.

Nei paesi asiatici, al contrario, la pratica ha grande importanza e i successi – o i fallimenti – vengono prevalentemente attribuiti al grado di sforzo impiegato nell’attività. Il punto è la motivazione che spinge a cimentarsi in un certo sport, hobby o studio, dunque la pratica costante è indispensabile per ottenere risultati.

Che il talento sia o meno parte del proprio impegno universitario, è importante capire quali siano le aree in cui la motivazione a lavorare è più forte. In LUISS abbiamo messo a punto un programma, la Biografia dello Studente, che punta ad aiutare lo studente ad identificare quali siano i suoi punti di forza, le sue aree di miglioramento e le sue passioni. Attraverso colloqui personali con un tutor, lo studente potrà “customizzare” il suo curriculum e il suo percorso formativo sulla base non solo di ciò che gli riesce meglio, ma anche di ciò che lo appassiona maggiormente.

In ultima analisi, dunque, è l’indagine delle proprie vere passioni e l’impegno costante che può trasformare un ragazzo in uno studente e un professionista preparato, competente e soddisfatto.

Se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro (Confucio)

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