I nuovi adulti: sfide e opportunità in un mondo che cambia

Secondo Steven Mintz dell’Università di Austin, Texas, è molto più difficile essere adulti oggi rispetto a un secolo fa. In un editoriale per Chronicle of Higher Education, Mintz fornisce un quadro che racconta i nostri giovani in un modo inusuale, elencando le grandi sfide che si trovano oggi ad affrontare e comparando i ventenni oggi con i loro coetanei degli anni ’50 e ’60.

Secondo Mintz, sono cambiate le aspettative che la società riversa sui venti-trentenni. Se prima era normale avere una famiglia e un lavoro stabile a 25 anni, ora i risultati arrivano più tardi e secondo parametri diversi. I giovani hanno bisogno di più tempo per maturare esperienze, arricchire il proprio curriculum e sviluppare i tratti caratteriali necessari per raggiungere il successo: la resilienza, la flessibilità e la volontà di prendere su di sé dei rischi. Mettere su famiglia da giovanissimi non è più condicio sine qua non per essere affermati a livello sociale. Un adulto di oggi, infatti, in media sperimenta 11 cambi di lavoro e 3 carriere differenti prima di raggiungere la soddisfazione professionale.

Una libertà maggiore, che ha però dei risvolti sociali che meritano attenzione. Ad esempio, per molti l’università finisce per essere un vicolo cieco, considerando gli alti tassi di abbandono. Il reinserimento nel tessuto professionale diventa a quel punto molto più complicato, vista la crescente competizione.

Il punto è dunque, conclude Mintz, ciò che si può fare – a vari livelli, istituzionale e sociale – per mettere i giovani in condizione di ottenere dei vantaggi dalla maggiore libertà che hanno rispetto alle generazioni precedenti, seguendo uno stile di vita che rifletta i loro sogni e desideri e reinventando la loro vita a qualsiasi età.

In questo, Europa e Stati Uniti non sono molto differenti. In una sponda o nell’altra dell’Atlantico è indispensabile che i giovani si mettano in gioco con le loro passioni e le loro inclinazioni, generando un’onda di cambiamento che il resto della società ha il compito di cavalcare e non di frenare. Solo così potremo avere adulti pronti a prendere in mano il Paese.

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